Iran attacca impianti di alluminio negli Emirati Arabi e in Bahrain

Missili e droni iraniani hanno colpito nelle ultime ore due dei principali produttori di alluminio del Golfo: Emirates Global Aluminium (EGA) negli Emirati Arabi Uniti e Aluminium Bahrain (Alba) in Bahrain. Entrambe le società hanno confermato danni agli impianti e feriti tra il personale. L’attacco si inserisce in un quadro di escalation militare nella regione che sta mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento globali, con lo Stretto di Hormuz di fatto non più percorribile in sicurezza per il traffico commerciale.

Danni agli impianti, feriti non in pericolo di vita

EGA ha comunicato “danni significativi” al sito di Al Taweelah, nella Khalifa Economic Zone di Abu Dhabi. L’amministratore delegato ha precisato che alcuni dipendenti sono rimasti feriti, ma nessuno in pericolo di vita. La valutazione completa dell’entità dei danni è ancora in corso. Al Taweelah è uno degli impianti di alluminio primario più grandi al mondo per capacità produttiva, con un output annuo superiore ai 900.000 tonnellate. Un’interruzione prolungata avrebbe ripercussioni dirette sui mercati globali del metallo.

In Bahrain, Alba ha riferito di due feriti lievi e ha avviato una valutazione dei danni strutturali. La società ha comunicato di stare dando priorità alla continuità operativa, pur operando in condizioni di forte pressione logistica legata alle tensioni regionali. Alba produce circa 1,5 milioni di tonnellate di alluminio l’anno e rifornisce clienti in Europa, Asia e Nord America.

Le implicazioni per l’industria pesante del Golfo

Gli attacchi colpiscono due asset strategici in paesi che, pur non essendo direttamente coinvolti nel conflitto, si trovano nell’area di influenza delle operazioni militari iraniane. Gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrain hanno normalizzato i rapporti con Israele attraverso gli Accordi di Abramo nel 2020, il che li espone a essere considerati da Teheran come obiettivi collaterali nell’attuale fase di scontro regionale.

L’alluminio è un materiale industriale ad alto consumo energetico, la cui produzione dipende dalla disponibilità continua di gas naturale — abbondante nel Golfo ma vulnerabile alle interruzioni infrastrutturali. Un danno prolungato agli impianti di fusione comporta tempi di riavvio lunghi e costosi, con effetti a cascata sulle industrie manifatturiere che utilizzano il metallo, dall’automotive all’edilizia.

La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz aggrava ulteriormente la situazione. Circa il 20% del commercio globale di petrolio transita da quel corridoio, e le difficoltà di transito interessano anche le materie prime e i prodotti finiti delle industrie del Golfo.

Mercati e approvvigionamenti sotto pressione

Sul London Metal Exchange, il prezzo dell’alluminio ha già incorporato nelle settimane precedenti un premio legato all’incertezza geopolitica mediorientale. Nuovi danni produttivi a impianti di questa dimensione potrebbero accelerare i movimenti di prezzo, in particolare se le valutazioni in corso confermassero interruzioni significative della capacità di fusione.

I grandi acquirenti industriali europei e asiatici che dipendono dalla produzione del Golfo dovranno valutare alternative di approvvigionamento a breve termine, con possibili ricadute sui prezzi dei semilavorati.

La situazione resta in evoluzione. Nessuno dei due governi ha finora formalizzato una risposta diplomatica o militare agli attacchi.

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