Efie Gallery, da Dubai una piattaforma per l’arte africana contemporanea

La famiglia Mintah, di origine ghanese, ha aperto Efie Gallery a Dubai nel 2021 con un obiettivo preciso: costruire un ponte tra l’arte africana e contemporanea e un mercato, quello mediorientale, storicamente poco presidiato dalle gallerie del continente. Tre anni dopo, la galleria occupa un nuovo spazio di 4.400 piedi quadrati ad Alserkal Avenue, il principale distretto culturale di Dubai, e ha ospitato le prime mostre personali in Medio Oriente di artisti come El Anatsui, Abdoulaye Konaté e Maria Magdalena Campos-Pons. Il progetto non riguarda solo l’arte: include una biblioteca, un caffè, proiezioni cinematografiche e una collezione di oltre 2.000 dischi in vinile africano.

Una galleria nata per caso, radicata nella diaspora

Kwame Mintah, cofondatore della galleria insieme al fratello Kobi e alla madre Valentina, non aveva in mente di aprire uno spazio espositivo. L’idea è nata nel 2021, quando la famiglia è stata invitata a partecipare all’All Africa Festival di Dubai. I fratelli avevano inizialmente pensato di esporre la loro collezione di dischi in vinile, poi hanno ampliato il progetto includendo un’esposizione d’arte visiva, allestita al Burj Plaza by Emaar in un padiglione progettato dall’architetto ghanese Kofi Otieno. La mostra, curata con Afia Owusua Afriyie, comprendeva lavori di El Anatsui, Slawn e altri artisti africani e della diaspora; prevista per tre giorni, fu prolungata per il riscontro del pubblico.

Il nome Efie significa “casa” in lingua ghanese. La famiglia aveva valutato di aprire in Ghana, dove gestisce già e-Ananse, una biblioteca dedicata alla letteratura africana con sedi ad Accra. La scelta di Dubai è ricaduta sulla capacità della città di amplificare la visibilità internazionale degli artisti: “Il momento in cui espongono qui, diventano artisti internazionali”, spiega Kwame. La galleria ha aperto uno spazio permanente nel marzo 2022 ad Al Khayat Avenue, per poi trasferirsi nel 2025 ad Alserkal Avenue, in un edificio su due piani con soffitti alti nove metri pensati per le opere di grande formato.

Programma espositivo e identità curatoriale

Efie non si limita a rappresentare artisti dell’Africa subsahariana. La recente mostra “The Shape of Things to Come”, curata dall’americano basato in Giappone Franklin Sirmans, ha incluso lavori di Carrie Mae Weems e altri artisti afroamericani e afrobritannici. La scelta è consapevole: “Vogliamo che le persone capiscano quanto è grande l’Africa come continente e quanto siamo stati influenti. Spesso, quando si dice che gli artisti africani sono nuovi, si dimentica che hanno fatto parte della storia da sempre”, afferma Kwame, che siede nel Tate Africa Acquisitions Board.

La galleria rappresenta anche artisti come la fotografa etiope Aida Muluneh, la scultrice keniota Otieno Gomba, il nigeriano Slawn e la ghanese Owusu. Il programma comprende mostre, un programma di residenze, partecipazione ad art fair internazionali e la Rekord Gallery, spazio dedicato alla collezione di vinili e dischi in shellac degli anni Quaranta, che i fratelli Mintah hanno accumulato in sette anni di ricerca. Il progetto discografico Efie Records, pensato per rendere disponibili sulle piattaforme digitali album storici di artisti africani, resta in sospeso per le complessità legate ai diritti musicali.

Dubai come nodo per l’arte africana globale

La scelta di Dubai come sede non è casuale nel contesto attuale. Negli ultimi anni la città ha investito in modo sistematico nello sviluppo di un’infrastruttura culturale: Alserkal Avenue, dove Efie ha ora sede, è uno degli esempi più visibili di questa strategia. Per le gallerie che rappresentano arte extraeuropea ed extraamericana, Dubai offre accesso a collezionisti del Golfo, dell’Asia meridionale e dell’Africa orientale, bacini ancora in parte inesplorati dal mercato dell’arte occidentale.

Per Efie, la prossimità culturale tra Africa e Medio Oriente è anche un argomento commerciale: entrambe le regioni condividono, secondo Kwame, valori come il senso della comunità, che possono facilitare la comprensione del lavoro degli artisti rappresentati. La galleria si propone come punto di riferimento non solo per i collezionisti regionali, ma per chiunque voglia orientarsi in un segmento dell’arte contemporanea che negli ultimi anni ha registrato una crescente attenzione da parte delle grandi istituzioni museali internazionali.

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