Dubai prevede costi di finanziamento più alti per effetto del conflitto Iran-USA-Israele

Il debito pubblico di Dubai ammontava a 112,4 miliardi di dirham (circa 30,6 miliardi di dollari) al 31 dicembre 2025, in calo del 4 percento rispetto all’anno precedente. Nonostante questa traiettoria discendente, il conflitto in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran — esploso il 28 febbraio — sta spingendo gli investitori ad applicare premi di rischio più elevati sull’emirato. L’Iran ha colpito infrastrutture civili e militari in diversi paesi della regione, inclusi gli Emirati Arabi Uniti. Il risultato pratico, secondo gli economisti, è che Dubai e le sue entità statali dovranno sostenere costi di indebitamento più elevati nelle prossime operazioni di rifinanziamento.

Il nodo del rifinanziamento per le entità statali

Dubai non dispone di un proprio rating sovrano, ma alcune delle sue entità a partecipazione pubblica (GRE) ce l’hanno. Investment Corporation of Dubai (ICD), uno dei principali fondi sovrani dell’emirato, è classificata A+ da Fitch; Dubai Electricity and Water Authority (Dewa) è valutata A3 da Moody’s. Secondo stime di Capital Economics, le GRE hanno complessivamente circa 11,5 miliardi di dollari di debito in scadenza nel corso del 2025, di cui 9,5 miliardi riferibili a ICD, inclusi 3,7 miliardi in obbligazioni.

Il caso più immediato riguarda un bond ICD da 400 milioni di dollari con scadenza 28 aprile, che paga una cedola del 3,2 percento. Justin Alexander, direttore di Khalij Economics, ritiene che ICD riuscirà a trovare acquirenti per il rifinanziamento, ma a condizioni meno favorevoli rispetto a un mese fa. Alexander segnala anche che l’entità potrebbe attingere alla liquidità accumulata negli anni di espansione economica per rimborsare parzialmente o integralmente il bond, qualora i tassi di mercato risultassero troppo onerosi.

Jason Tuvey di Capital Economics osserva che, se il rifinanziamento obbligazionario si rivelasse eccessivamente costoso, le banche controllate dal governo potrebbero subentrare erogando prestiti diretti. Più della metà del debito pubblico di Dubai — 57,7 miliardi di dirham — è già di natura interbancaria, detenuta da istituti di credito legati all’amministrazione, con scadenza nel 2028. Solo 5,3 miliardi hanno scadenze a breve termine, tra il 2026 e il 2027.

Il premio di rischio e i settori più esposti

Prima dello scoppio del conflitto, uno scenario di scontro diretto tra Iran e UAE era considerato dagli investitori un’ipotesi a bassa probabilità. Questo calcolo è ora cambiato, e il mercato si sta adeguando di conseguenza. Tuvey prevede che Dubai e le sue GRE dovranno pagare uno spread più elevato sui nuovi finanziamenti, con un premio aggiuntivo che dipenderà dall’entità e dalla durata delle perturbazioni economiche.

Alexander precisa che l’impatto non sarà uniforme tra i settori. Le società immobiliari a partecipazione pubblica sono quelle che con maggiore probabilità vedranno l’aumento più marcato nei costi di finanziamento. Rimane tuttavia al di sotto della soglia del debito speculativo: si tratta di un incremento gestibile, destinato a ridursi progressivamente con la stabilizzazione del contesto economico regionale.

La tempistica è rilevante: Alexander stima che entro fine maggio si dovrebbe avere una visione più chiara sull’evoluzione del conflitto, elemento che condizionerà le decisioni di ICD e delle altre GRE sull’opportunità di emettere nuovi strumenti di debito o posticipare le operazioni di mercato.

Struttura del debito e margini di manovra

La composizione del debito pubblico di Dubai offre alcuni margini. La quota a breve termine è contenuta, e la prevalenza di creditori interni — banche controllate dal governo — riduce la dipendenza dal mercato aperto nel breve periodo. Questo assetto consente all’amministrazione di gestire le scadenze con maggiore flessibilità rispetto a emittenti con un profilo di debito più esposto agli investitori istituzionali internazionali.

Il quadro complessivo indica che Dubai mantiene una struttura finanziaria solida, ma che le condizioni di accesso al credito si sono deteriorate rispetto ai mesi precedenti. La durata e l’intensità del conflitto regionale restano le principali variabili che determineranno l’entità definitiva dell’aggravio sui costi di finanziamento.

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