Il settore bancario degli Emirati Arabi Uniti regge all’impatto della guerra in Medio Oriente e a un contesto di tassi d’interesse elevati. È la valutazione di Henrik Raber, responsabile del global banking di Standard Chartered a Dubai, espressa a margine del Future Investment Initiative di Miami. Finora, ha dichiarato, le istituzioni finanziarie del paese non hanno registrato “alcun impatto reale” dal conflitto in corso nella regione. La posizione rispecchia anche quella delle agenzie di rating: S&P ha confermato il giudizio AA/A-1+ sugli Emirati con outlook stabile, citando i buffer di liquidità come elemento di contenimento dei rischi.
Liquidità abbondante e strumenti di stabilizzazione
Le banche degli Emirati dispongono di riserve di liquidità significative, costruite negli anni di crescita sostenuta alimentata dai proventi petroliferi e dall’espansione dei servizi finanziari. A questo si aggiunge il pacchetto di resilienza della Banca Centrale, che consente agli istituti di liberare ulteriore liquidità per supportare la crescita economica anche in presenza di rallentamenti settoriali. Turismo, ospitalità e aviazione sono i comparti più esposti alle turbolenze geopolitiche, ma il loro peso non è sufficiente a compromettere la stabilità del sistema nel suo insieme. Raber ha sintetizzato la posizione con pragmatismo: “Andrà bene. Nel medio termine siamo positivi. Dobbiamo solo superare questo picco di breve termine.”
Il contesto regionale è tuttavia complesso. Il conflitto in corso — che coinvolge attori come Iran, Israele e proxy regionali — ha già prodotto effetti sui flussi commerciali nel Mar Rosso e sulla percezione del rischio da parte degli investitori internazionali. Gli Emirati, pur mantenendo canali diplomatici aperti con più parti, non sono immuni da ricadute indirette: l’aumento del premio al rischio geopolitico si riflette sui costi di finanziamento e può frenare alcune decisioni di investimento. L’abbondante liquidità bancaria funge in questo scenario da ammortizzatore.
Il credito privato punta a 20 miliardi in quattro anni
Parallelamente alla tenuta del sistema bancario tradizionale, il mercato del credito privato nella regione MENA mostra dinamiche di espansione. Secondo un rapporto PwC del 2025, il segmento potrebbe raggiungere tra gli 11 e i 20 miliardi di dollari nel giro di quattro anni. Si tratta di una classe di attivi che negli ultimi anni ha guadagnato terreno a livello globale come alternativa ai prestiti bancari tradizionali, in particolare per le aziende di medie dimensioni e per operazioni di private equity. Nella regione del Golfo, la crescita è alimentata dalla diversificazione economica in corso negli Emirati e in Arabia Saudita, che genera domanda di finanziamenti non convenzionali per settori in sviluppo come tecnologia, infrastrutture e immobiliare commerciale.
Un’ulteriore variabile è rappresentata dai tassi di interesse. Un regime prolungato di tassi elevati — scenario ancora plausibile in caso di persistenza delle pressioni inflazionistiche legate al prezzo del petrolio — aumenta il costo del servizio del debito e può alimentare preoccupazioni sui default, soprattutto nel segmento del credito privato dove i margini di sicurezza sono spesso più stretti rispetto ai prestiti bancari ordinari.
Prospettive a medio termine
La valutazione complessiva del sistema finanziario degli Emirati rimane positiva nel medio periodo. La combinazione tra rating sovrano stabile, riserve di liquidità elevate e un quadro regolatorio che ha dimostrato capacità di risposta rapida costituisce una base solida. Le incognite restano concentrate sul breve termine: durata e intensità del conflitto regionale, traiettoria dei tassi nelle economie avanzate e tenuta della domanda globale di petrolio. Se questi fattori dovessero rientrare nei range attesi, le banche degli Emirati sono strutturalmente posizionate per continuare a sostenere la crescita economica del paese senza contrazioni significative del credito.
