Il settore della ristorazione a Dubai registra un calo sensibile dell’afflusso turistico nelle ultime settimane, riconducibile in parte alle tensioni militari in corso tra Iran e Israele. Locali che fino a pochi mesi fa operavano a piena capacità stanno adottando misure di contenimento dei costi: riduzione dei menu, tagli ai compensi del personale, campagne promozionali rivolte alla clientela residente. Il governo degli Emirati Arabi Uniti non ha finora annunciato misure di sostegno specifiche per il comparto. Con uno scenario di conflitto senza orizzonte definito, le imprese del settore si trovano a gestire l’incertezza con le sole risorse disponibili.
Turisti in calo, locali sotto pressione
Dubai ha costruito negli ultimi anni una quota significativa del proprio PIL sul turismo internazionale. Secondo i dati del Dubai Department of Economy and Tourism, il settore ha contribuito per circa l’11,5% al PIL dell’emirato nel 2023, con oltre 17 milioni di visitatori internazionali. L’ecosistema della ristorazione è strettamente dipendente da questo flusso: alberghi, ristoranti di fascia alta e locali di intrattenimento traggono la maggior parte dei ricavi da clienti non residenti.
L’escalation militare nella regione, con i raid israeliani in Iran e le risposte di Teheran, ha prodotto effetti diretti sulla domanda. Alcune compagnie aeree hanno temporaneamente modificato le rotte che attraversano lo spazio aereo iraniano e del Golfo, aumentando i tempi di percorrenza e i costi dei voli verso Dubai. Questo elemento, combinato con una percezione di instabilità regionale da parte di segmenti di mercato sensibili al rischio, ha contribuito a scoraggiare una parte della clientela internazionale.
I gestori dei locali rispondono puntando sulla comunità degli expat e sui residenti emiratini, che costituiscono una base di clientela stabile ma con abitudini di spesa diverse rispetto ai turisti. Le strategie adottate includono menu semplificati a prezzi ridotti, formule di fidelizzazione e promozioni nei giorni infrasettimanali. Diversi operatori hanno anche ridotto il personale stagionale o rinegoziato al ribasso i contratti.
Nessun segnale di intervento da Abu Dhabi
Gli Emirati Arabi Uniti mantengono una posizione di neutralità dichiarata nel conflitto tra Iran e Israele, con cui Abu Dhabi ha normalizzato i rapporti diplomatici nel 2020 attraverso gli Accordi di Abramo. Questa posizione ha finora consentito al paese di preservare relazioni commerciali con entrambe le parti, ma limita la capacità di comunicazione pubblica sul tema da parte delle autorità.
Sul piano della politica economica interna, il governo non ha sinora indicato misure di sostegno settoriale per la ristorazione o il turismo. Il confronto con la risposta alla pandemia da Covid-19 è inevitabile: nel 2020, Dubai aveva attivato pacchetti di supporto per le imprese, sospensioni temporanee di licenze e riduzione delle tasse comunali. Nulla di analogo è stato annunciato in questa fase.
L’assenza di un intervento diretto lascia il settore esposto alle oscillazioni del contesto geopolitico. Gli operatori più capitalizzati possono reggere periodi prolungati di contrazione; i locali di dimensioni medie e piccole, spesso gestiti da imprenditori stranieri con margini già ridotti, sono più vulnerabili.
Le prospettive a breve termine
La durata e l’intensità del conflitto rimangono variabili fuori dal controllo degli operatori economici locali. Dubai ha storicamente dimostrato una capacità di recupero rapida dopo periodi di turbolenza regionale, inclusa la guerra del Golfo del 1990-91 e la crisi del 2008-2009. La struttura del mercato, tuttavia, è oggi più esposta al turismo internazionale di quanto non fosse in passato, rendendo il settore più reattivo agli shock esterni.
Nel breve periodo, il dato rilevante è la tenuta della domanda interna. Con oltre 3,5 milioni di residenti stranieri a Dubai, il mercato locale ha dimensioni sufficienti a sostenere parzialmente il settore. La sfida per gli operatori è ricalibrare l’offerta su un segmento di clientela con aspettative e disponibilità di spesa diverse rispetto al turista internazionale, senza compromettere il posizionamento acquisito nel tempo.
