La chiusura dello Stretto di Hormuz, conseguenza diretta del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, sta provocando una contrazione dell’offerta globale di carburante per aerei. In Asia, diverse compagnie hanno già ridotto o sospeso voli. Il prezzo del jet fuel in Europa ha raggiunto 1.713 dollari per tonnellata — circa 215 dollari al barile — più che raddoppiato dall’inizio dell’anno. Secondo gli analisti, se lo stretto non riaprisse entro breve, l’effetto si propagherebbe a Europa e, in misura minore, agli Stati Uniti nelle prossime settimane.
Lo stretto chiuso blocca le forniture globali
Il Golfo Persico è il principale snodo mondiale per le esportazioni di petrolio greggio e prodotti raffinati, incluso il carburante aereo. La sua chiusura di fatto ha costretto le raffinerie asiatiche a ridurre la produzione per mancanza di greggio mediorientale. Secondo le stime di Energy Aspects, nel solo mese di marzo la produzione globale di jet fuel è scesa di circa 600.000 barili al giorno rispetto a febbraio — una contrazione del 7% che coincide con la ripresa stagionale della domanda in vista dell’estate. Se Hormuz restasse chiuso, tra marzo e aprile andrebbero persi circa 37 milioni di barili di carburante aereo, secondo la società di consulenza FGE NexantECA.
I Paesi dell’Agenzia Internazionale per l’Energia hanno concordato il rilascio di 400 milioni di barili di riserve strategiche, ma la quasi totalità riguarda greggio, non prodotti raffinati. Per il settore dell’aviazione, la quota disponibile rimane marginale.
Asia già in difficoltà, Europa a rischio da maggio
L’Asia è la regione più esposta perché dipende in misura maggiore dal greggio che transita per Hormuz. Vietnam Airlines ha sospeso alcune rotte interne, VietJet sta riducendo le frequenze internazionali, Air New Zealand ha cancellato 1.100 voli domestici. Le Filippine cercano forniture alternative da Cina e Russia, mentre Sydney Airport ha comunicato l’impossibilità di garantire le forniture di carburante per aprile.
In risposta, la Cina ha limitato le esportazioni di carburante aereo per tutelare il mercato interno. La Corea del Sud sta valutando di dirottare verso il mercato domestico le forniture destinate all’export.
L’Europa non importa grandi quantità di greggio dal Golfo, ma è il principale mercato di sbocco per il carburante raffinato della regione, che copre circa la metà delle importazioni di jet fuel di UE e Regno Unito. Secondo Sparta Commodities, le carenze in Europa potrebbero manifestarsi a partire da maggio. SAS ha già ridotto alcuni voli, e il suo capo analista stima un incremento dei costi di circa 300 dollari a passeggero per i voli transatlantici. Cathay Pacific ha già aumentato i supplementi carburante sui lungo raggio fino a circa 400 dollari per viaggio andata e ritorno.
Anche gli Stati Uniti presentano aree di vulnerabilità: la costa Ovest, Hawaii e Alaska nel 2025 hanno importato oltre il 18% del jet fuel consumato, prevalentemente dalla Corea del Sud. United Airlines ha già cancellato alcuni voli ritenuti non redditizi nelle condizioni attuali.
Tariffe in aumento, ripresa lenta anche dopo la fine del conflitto
Willie Walsh, direttore generale dell’IATA, ha dichiarato che le compagnie saranno costrette a trasferire i costi sui passeggeri attraverso tariffe più elevate. Per le compagnie europee e asiatiche che hanno coperto il rischio prezzo con strumenti di hedging, la protezione è parziale e temporanea. Le americane, che ricorrono meno a queste coperture, risultano più esposte ai rialzi immediati.
Anche in uno scenario di de-escalation rapida, la normalizzazione richiederà tempo. I flussi commerciali marittimi, i rendimenti delle raffinerie e i calendari dei voli non si riassestano nell’arco di giorni. La domanda residua dal Medio Oriente — dove le grandi compagnie come Emirates, Etihad e Qatar Airways avevano sospeso operazioni — sta riprendendo, il che riduce temporaneamente la pressione. Ma la finestra per un aggiustamento ordinato si sta restringendo con l’avvicinarsi della stagione estiva dei viaggi. I paesi del Golfo, già provati dall’instabilità regionale, osservano con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione.
