Oltre cento tra chef, titolari e operatori della ristorazione a Dubai hanno dato vita a un sistema di supporto reciproco per fronteggiare una fase di contrazione dei consumi. Il meccanismo è semplice: ogni settimana, tramite un gruppo WhatsApp in costante crescita, viene estratto a sorte un ristorante. L’intera rete si presenta come clientela pagante, garantendo al locale selezionato una serata di incassi significativi. L’iniziativa è nata prima che si intensificassero le tensioni regionali legate agli attacchi iraniani, come gesto di solidarietà verso un operatore in chiusura. Con il deteriorarsi del contesto, si è trasformata in un appuntamento fisso.
Ricavi in calo del 40-50 per cento
Il dato quantitativo che ha accelerato la trasformazione dell’iniziativa da evento isolato a struttura ricorrente viene da Shaw Lash, executive chef e co-fondatrice di Lila Taqueria e Lila Molino + Cafe: i ricavi di molti locali sono scesi tra il 40 e il 50 per cento quasi da un giorno all’altro. Una contrazione che ha reso evidente come il problema non riguardasse singoli esercizi, ma l’intero comparto.
Il modello operativo prevede che ogni ristorante partecipante entri automaticamente nell’estrazione settimanale. Chi si presenta a sostenere gli altri acquisisce il diritto di essere ospitato a propria volta, generando un ciclo autosufficiente. Chef Kelvin Cheung, fondatore di Jun’s e tra i promotori dell’iniziativa, descrive la finalità come duplice: finanziaria e psicologica. “Dà a un ristorante una buona serata di incassi, ma mantiene anche la comunità coesa e restituisce un senso di normalità in un momento difficile”, ha dichiarato.
Strategie condivise su fornitori e menu
Le serate di “industry takeover” sono diventate anche un canale informale per lo scambio di strategie operative. Gli operatori si confrontano su contatti con fornitori alternativi, misure di contenimento dei costi e adattamenti ai menu imposti dalle pressioni sulla catena di approvvigionamento. Gli ingredienti importati rappresentano il principale punto critico: alcuni ristoranti stanno semplificando le proposte culinarie o orientandosi verso prodotti locali per garantirsi continuità di fornitura e margini più gestibili. Altri stanno stringendo accordi diretti con produttori locali.
“Stiamo mettendo insieme le nostre risorse: chi riesce a procurarsi cosa, chi conosce quale fornitore”, ha spiegato Lash. “Si tratta di essere più intelligenti e più connessi.”
Il segnale d’allarme arriva anche da voci esterne all’iniziativa. Chef Grégoire Berger, fondatore di Kraken ed ex Ossiano, ha pubblicamente invitato i consumatori a sostenere i locali della città, ricordando che dietro ogni promozione o chiusura c’è un’impresa in difficoltà e che il settore sostiene una rete ampia di fornitori e lavoratori ugualmente esposti.
Il ruolo della comunità nel settore F&B
Al di là dell’impatto immediato sulle casse, le riunioni settimanali hanno recuperato una dimensione sociale che la pressione operativa quotidiana tende a erodere. Per molti dei partecipanti, i lunghi orari di lavoro lasciano poco spazio alla socialità professionale. Le serate collettive hanno reintrodotto un senso di appartenenza.
“Ha cambiato il modo in cui trascorriamo il tempo libero”, ha detto Lash. “Invece di restare a casa, usciamo per sostenerci a vicenda. Adesso ha un significato diverso.”
L’iniziativa fotografa una fase in cui il settore della ristorazione a Dubai sta cercando di adattarsi a un contesto più incerto, con flussi turistici variabili e una domanda interna più selettiva. La risposta emersa dal basso, costruita su relazioni dirette e fiducia reciproca, rappresenta un modello di resilienza orizzontale che prescinde dagli strumenti istituzionali di sostegno.
