Il conflitto tra Israele e Iran ha innescato sui mercati finanziari globali una dinamica inusuale: non solo le azioni cedono terreno, ma anche gli strumenti tradizionalmente usati per proteggersi dalle perdite — obbligazioni, oro, Bitcoin, derivati sulla volatilità — scendono in parallelo. L’S&P 500 ha chiuso la quinta settimana consecutiva in rosso, la striscia negativa più lunga dal 2022. Il Nasdaq 100 è entrato in correzione con un calo del 1,9% nel solo venerdì. Il petrolio oscilla intorno a 110 dollari al barile, i rendimenti del Treasury trentennale si avvicinano al 5%, e Bitcoin quota circa la metà del picco pre-guerra.
Escalation militare e mercati in caduta libera
Venerdì scorso gli Stati Uniti e Israele hanno colpito obiettivi nucleari e impianti siderurgici in Iran. Il presidente Trump ha contestualmente posticipato la scadenza entro cui Teheran dovrebbe accettare la riapertura dello Stretto di Hormuz, pena attacchi alle centrali elettriche iraniane. I mercati hanno ignorato le dichiarazioni rassicuranti dell’amministrazione: il segretario di Stato Marco Rubio ha previsto una guerra della durata di “settimane, non mesi”, ma la reazione degli investitori è stata piatta. “Qualche settimana fa quella notizia avrebbe fatto schizzare i mercati al rialzo, ma oggi non c’è stata alcuna reazione”, ha dichiarato Larry Weiss di Instinet. “Nessuno conosce i prossimi passi, e c’è una sfiducia di fondo verso le dichiarazioni sia dell’amministrazione sia degli iraniani.”
Il VIX, l’indice della volatilità implicita, ha superato quota 30, ai massimi da quasi un anno. I titoli dei beni discrezionali hanno perso il 3% in una sola seduta, il calo peggiore degli ultimi cinque mesi. Il comparto finanziario, che aveva retto per gran parte delle ultime due settimane, ha ceduto il 2,5%.
La crisi mette alla prova i portafogli diversificati
Il vero problema per gli investitori istituzionali va oltre le perdite sulle singole asset class. Per quattro settimane consecutive almeno tre dei quattro pilastri di un portafoglio diversificato hanno perso valore simultaneamente: una situazione che non si verificava con tale continuità dal maggio 2022. Michael Purves di Tallbacken Capital Advisors ha calcolato che un investitore con perfetta previsione del futuro, che il 27 febbraio — giorno prima dell’inizio delle ostilità — avesse comprato obbligazioni, oro, opzioni sul VIX e put sull’S&P 500, oggi si troverebbe in perdita su quasi tutte le posizioni.
Le ragioni sono strutturali. Il sell-off obbligazionario riflette sia l’aumento delle aspettative di inflazione sia una revisione dei piani delle banche centrali: da Frankfurt a Tokyo, i mercati scontano non più tagli ma possibili rialzi dei tassi. L’oro, pur sostenuto da acquisti delle banche centrali e dalla diversificazione lontano dal dollaro, aveva corso troppo prima della crisi e ora sconta rendimenti reali in rialzo. Secondo dati Bloomberg Intelligence, quest’anno obbligazioni e oro funzionano da copertura solo nel 43% delle giornate negative per le azioni, contro oltre il 60% di un decennio fa. La probabilità che tutti e tre — bond, oro e Bitcoin — salgano in una giornata di calo azionario è scesa al 7%, rispetto a una media del 18% nei quindici anni precedenti.
La revisione dei modelli di protezione
Il conflitto in Medio Oriente ha accelerato una riflessione già in corso tra i gestori: i modelli di diversificazione costruiti nell’era dei choc da domanda — caratterizzata da inflazione bassa e banche centrali accomodanti — mostrano limiti evidenti in uno scenario dominato da choc dal lato dell’offerta. “Il mondo si è spostato verso shock di offerta e i vecchi schemi vanno rivisti”, ha detto Mina Krishnan di Schroders, che prima del conflitto aveva acquistato protezione tramite credit default swap.
Michael Arone di State Street ritiene che la pressione sulle obbligazioni sia transitoria: una volta allentate le tensioni, il calo del rischio inflattivo dovrebbe riportare i bond al loro ruolo di ammortizzatore. Nel breve termine, tuttavia, la risposta prevalente è la liquidità. Gli investitori si stanno spostando verso la cassa, accettando il rischio di perdere un eventuale rimbalzo pur di limitare l’esposizione a un contesto in cui gli strumenti abituali di difesa continuano a non funzionare come previsto.
