Ferrari riprende le consegne in Medio Oriente dopo i blocchi logistici legati al conflitto

Ferrari ha ripreso le spedizioni verso i mercati del Golfo dopo settimane di interruzioni logistiche causate dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Giorgio Turri, Managing Director di Ferrari Middle East, ha confermato che le consegne ripartiranno “nei prossimi giorni”, a seguito di ritardi legati alla chiusura di rotte marittime e spazi aerei regionali. Nonostante il blocco, la casa di Maranello non ha registrato nemmeno una cancellazione d’ordine nell’intera area. La produzione nello stabilimento italiano non ha subito interruzioni. Le soluzioni adottate comprendono il reindirizzamento delle navi cargo e il ricorso al trasporto aereo.

Rotte ridisegnate, consegne in ripresa

Le perturbazioni allo Stretto di Hormuz e la chiusura degli spazi aerei hanno reso impraticabili le normali vie di trasporto verso i mercati del Golfo. Ferrari ha risposto con misure di contingenza, combinando il rerouting marittimo con l’uso del trasporto aereo laddove necessario. Turri ha descritto l’approccio come un esercizio di “massima flessibilità”, sottolineando che il problema non dipende dalla singola casa automobilistica ma dalle condizioni operative imposte dal conflitto alle compagnie di navigazione. Non è un caso isolato: le autorità portuali del Kenya hanno segnalato il reindirizzamento di oltre 4.000 veicoli di lusso destinati a Dubai verso il porto di Lamu per le stesse ragioni. La fabbrica di Maranello — unico sito produttivo al mondo per ogni Ferrari — ha continuato a operare senza interruzioni.

Zero cancellazioni, domanda stabile

Turri ha escluso cancellazioni d’ordine in tutta la regione. La spiegazione che offre è strutturale: acquistare una Ferrari non è una decisione d’impulso legata al sentiment del momento. “Non è una necessità, è un sogno. Il sogno non è mai una decisione a breve termine”, ha detto. La domanda nel periodo del conflitto è rimasta solida, con nuovi clienti che si sono avvicinati al marchio anche durante le settimane di maggiore incertezza. Tra il 30 e il 40 per cento delle consegne di nuove vetture nella regione va a clienti che non hanno mai posseduto una Ferrari in precedenza — una quota che supera il 50 per cento nel mercato dell’usato certificato.

Il Medio Oriente come mercato strategico

Ferrari è presente nel Medio Oriente da oltre trent’anni a livello retail e da quasi venti con un ufficio regionale diretto. Negli ultimi cinque anni, l’area ha registrato una crescita a doppia cifra anno su anno su tutti gli indicatori chiave: portafoglio ordini, vendite di nuove vetture e pre-owned. Turri attribuisce questa traiettoria alla concentrazione crescente di individui ad alto patrimonio nella regione e a una struttura demografica favorevole: l’età mediana nel GCC si attesta attorno ai 30 anni e meno del 5 per cento della popolazione supera i 65. I clienti Ferrari in Medio Oriente sono in media cinque-sette anni più giovani della media mondiale. Per il periodo 2026-2030, il marchio ha pianificato l’introduzione di circa quattro nuovi modelli all’anno — un fattore che Turri indica come elemento di fiducia strutturale per il mercato locale. Un evento in pista è programmato per il 4 e 5 aprile al Dubai Autodrome, con la partecipazione di vetture stradali e da competizione.

Turri ha chiuso con un dato che sintetizza la filosofia del marchio nel lungo periodo: dalla fondazione nel 1947, Ferrari ha prodotto circa 330.000 vetture stradali, di cui oltre il 90 per cento è ancora esistente. È un argomento sul valore di riserva che, in una regione abituata a ragionare in termini patrimoniali, pesa quanto le performance di vendita. Il conflitto ha messo alla prova la catena logistica, ma non ha scalfito né la domanda né il posizionamento del marchio nella regione.

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