Family office londinese sospende i piani a Dubai, guarda a Hong Kong

GACS Ltd., family office con sede a Londra, aveva completato la pianificazione per aprire una sede negli Emirati Arabi Uniti nel 2025: holding company, asset bancari e immobili. L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha bloccato il progetto. Anmol Goel, CEO della società, ha partecipato questa settimana a un forum sulla gestione patrimoniale a Hong Kong, segnale che la ridistribuzione geografica degli investimenti è in corso, anche se le decisioni definitive restano sospese.

Un piano interrotto dal conflitto

GACS Ltd. non è un caso isolato. Negli ultimi anni, Dubai ha attratto un numero consistente di family office e gestori patrimoniali internazionali, attratti dalla fiscalità favorevole, dalla stabilità regolamentare e dalla posizione geografica tra Europa e Asia. La città ha investito in infrastrutture finanziarie dedicate — come il Dubai International Financial Centre — proprio per consolidare questo ruolo di hub per la gestione della ricchezza privata.

Il conflitto in corso nella regione ha però introdotto una variabile che molti operatori non avevano pienamente scontato nei propri piani. Goel ha descritto una situazione in cui tutto era pronto — struttura societaria, relazioni bancarie, operazioni immobiliari — ma la firma finale è stata congelata. “È ancora troppo presto per trarre conclusioni”, ha dichiarato, precisando che è proprio questa incertezza ad averlo portato a esplorare alternative.

La cautela di Goel riflette un orientamento più diffuso tra i gestori di patrimoni privati: prima di impegnare capitali in nuove giurisdizioni, si valutano le alternative disponibili, anche quelle che fino a poco tempo fa erano considerate meno prioritarie.

Hong Kong torna nel radar dei capitali privati

La presenza di Goel al forum di Hong Kong non è puramente esplorativa. La città ha avviato da alcuni anni un programma sistematico di riposizionamento come centro finanziario per la gestione patrimoniale, puntando su sgravi fiscali, nuovi regimi per i family office e accordi bilaterali con le principali piazze finanziarie asiatiche.

Il confronto tra Dubai e Hong Kong come destinazioni per i capitali privati internazionali non è nuovo, ma il conflitto in Medio Oriente ha accelerato la rimessa in discussione di scelte che sembravano consolidate. Per alcuni operatori, la geografia conta quanto il quadro regolamentare: una sede negli Emirati offre accesso diretto ai mercati del Golfo e all’Africa orientale, mentre Hong Kong mantiene il vantaggio di essere il principale gateway verso la Cina continentale e il Sud-Est asiatico.

GACS Ltd. non ha ancora comunicato una decisione definitiva. Goel ha lasciato aperta la possibilità di procedere comunque con l’apertura negli Emirati, una volta che il quadro regionale si stabilizzi.

Il mercato dei family office resta competitivo

Dubai ha registrato una crescita netta nel numero di family office attivi tra il 2021 e il 2024, alimentata anche dagli effetti post-pandemia e dalla redistribuzione globale dei patrimoni privati. Le autorità degli Emirati hanno risposto con incentivi mirati, inclusa la possibilità di costituire strutture con piena proprietà straniera in zone franche dedicate.

Il caso GACS illustra i limiti di questo posizionamento in un contesto geopolitico instabile. La decisione di aprire o meno una sede non dipende solo da incentivi fiscali e infrastrutture finanziarie, ma anche dalla percezione del rischio regionale nel medio termine. Fino a quando quella percezione resterà elevata, una quota di capitali che Dubai avrebbe potuto attrarre continuerà a valutare altre opzioni.

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