Carburanti UAE in rialzo ad aprile, prezzi legati alle tensioni sullo Stretto di Hormuz

I prezzi dei carburanti negli Emirati Arabi Uniti sono destinati a salire ulteriormente ad aprile, dopo gli aumenti già registrati a marzo. Il governo annuncerà le nuove tariffe il 31 marzo, come previsto dal meccanismo di aggiornamento mensile ancorato ai benchmark petroliferi internazionali. Lo scenario di fondo è quello di un conflitto scoppiato il 28 febbraio che ha colpito infrastrutture energetiche critiche nella regione del Golfo, spingendo il Brent fino a 119 dollari al barile a metà marzo. La successiva parziale discesa sotto i 100 dollari riflette i tentativi diplomatici in corso, ma gli analisti avvertono che la volatilità non è rientrata.

Marzo già in rialzo, aprile sotto pressione

A marzo i prezzi alla pompa negli UAE hanno registrato aumenti su tutti i tipi di carburante. Il diesel ha guidato i rialzi con un +7,9%, portandosi a 2,72 dirham al litro. L’E-Plus 91, usato prevalentemente da taxi e flotte commerciali, è salito del 6,2% a 2,40 dirham. Il Special 95, il carburante standard per le auto private, ha guadagnato il 6,4% a 2,48 dirham, mentre il Super 98 per vetture ad alte prestazioni è cresciuto del 5,7% a 2,59 dirham.

Per aprile, Rania Gule, senior market analyst, prevede un ulteriore incremento o, nel migliore dei casi, una stabilità su livelli elevati. La variabile determinante è la tenuta dei negoziati diplomatici: mercoledì Teheran ha respinto una proposta di cessate il fuoco in 15 punti presentata dagli Stati Uniti, spingendo nuovamente i prezzi al rialzo. Brent si attesta intorno a 106 dollari al barile, con il WTI a 93,64 dollari.

Lo Stretto di Hormuz al centro del rischio energetico globale

Il conflitto ha coinvolto direttamente alcune delle infrastrutture energetiche più rilevanti al mondo. Tra gli obiettivi colpiti figurano l’hub industriale di Ras Laffan in Qatar — sede del più grande impianto di liquefazione di gas naturale del pianeta — la raffineria di Mina Al Ahmadi in Kuwait e il giacimento di Shah negli UAE. Il Qatar, che da solo rappresenta un quinto dell’offerta mondiale di GNL, utilizza lo Stretto di Hormuz come unico corridoio di esportazione.

Lo stretto è il passaggio obbligato per circa 20 milioni di barili al giorno, pari a un quinto della produzione petrolifera globale. Neil Crosby, vice president di Sparta Oil Analytics, sottolinea che anche in caso di ripristino dei flussi, il sistema logistico — raffinerie, stoccaggi, movimentazione delle navi — impiegherebbe settimane se non mesi per normalizzarsi. Secondo Crosby, il petrolio potrebbe ancora essere sottovalutato rispetto alla reale portata della disruption.

Sultan Al Jaber, ministro dell’Industria e CEO di ADNOC, intervenendo al CERAWeek di Houston, ha definito il blocco dello stretto “terrorismo economico contro ogni nazione”, sottolineando che nessun paese dovrebbe avere il potere di tenere Hormuz in ostaggio.

Impatto contenuto sull’economia UAE

Nonostante il contesto di tensione, le ripercussioni sull’inflazione interna degli Emirati appaiono al momento limitate. Gule stima che l’inflazione rimarrà in un intervallo tra il 3 e il 4%, grazie alla diversificazione dell’economia emiratina, all’efficienza delle infrastrutture locali e alla flessibilità delle politiche economiche. Il quadro è ben diverso in altri paesi dipendenti dalle forniture regionali: l’India, seconda economia asiatica per dimensioni, registra già carenze acute di carburante a causa della riduzione delle forniture dal Golfo.

La situazione rimane fluida. I prezzi ad aprile dipenderanno in misura significativa dagli sviluppi diplomatici nelle prossime settimane e dall’effettiva riapertura — o meno — dei corridoi di transito nel Golfo Persico.

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