Il settore degli eventi nel Golfo Persico, diventato negli ultimi anni un pilastro delle economie non petrolifere di UAE, Arabia Saudita e Qatar, subisce gli effetti diretti del conflitto in corso in Medio Oriente. Tra marzo e maggio 2025, una serie di appuntamenti internazionali di rilievo — dal settore crypto al turismo, dall’arte all’energia — è stata posticipata, riformattata o posta in revisione. La sequenza di rinvii coinvolge sia eventi privati sia istituzioni come il World Economic Forum, e riflette le difficoltà operative crescenti legate all’instabilità dello spazio aereo regionale e all’incertezza geopolitica.
Dai Gran Premi ai forum economici: l’elenco dei rinvii
La Formula 1 ha comunicato all’inizio del mese che i Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita, previsti per aprile, non si terranno a causa della situazione in corso nella regione. È uno dei segnali più visibili di una tendenza più ampia che riguarda il calendario congressuale del Golfo.
TOKEN2049 Dubai, tra le principali conferenze mondiali dedicate alle criptovalute — l’edizione 2024 aveva visto la partecipazione di Eric Trump, del CEO di Tether e del fondatore di Binance — è stata spostata di un intero anno, ad aprile 2027. Gli organizzatori hanno citato la necessità di garantire lo svolgimento dell’evento alla scala e con la qualità che lo contraddistinguono.
L’Arabian Travel Market, grande fiera del settore turistico ospitata al World Trade Center di Dubai e originariamente prevista a maggio, è stata spostata ad agosto. Il World Economic Forum ha a sua volta annunciato il rinvio del Global Collaboration and Growth Meeting, che era in calendario per aprile 2026 a Jeddah. L’Arab Media Forum, previsto ad aprile, è slittato a settembre 2026.
Art Dubai, la principale fiera d’arte della città con 120 gallerie da oltre 40 paesi, ha scelto invece di procedere in un “formato adattato” presso il Madinat Jumeirah dal 14 al 17 maggio. Abu Dhabi Business Week, inizialmente fissata per il 6-9 aprile, è stata rinviata senza una nuova data.
I vertici energetici e l’assenza dei CEO di Aramco e ADNOC
Il conflitto ha influenzato anche la partecipazione ai principali forum internazionali tenuti fuori dalla regione. Al CERAWeek di Houston, la conferenza di riferimento per il settore energetico globale, i CEO di Saudi Aramco e di ADNOC hanno scelto di non partecipare di persona. Entrambe le compagnie hanno subito attacchi con droni e missili iraniani nelle settimane recenti.
Amin Nasser, CEO di Aramco, ha privilegiato la presenza in Arabia Saudita per stare vicino alle proprie squadre operative. Sultan Al Jaber, CEO di ADNOC, ha partecipato al CERAWeek solo in videoconferenza, dichiarando che le azioni iraniane nello Stretto di Hormuz costituiscono un atto di “terrorismo economico” con ricadute sull’approvvigionamento energetico globale.
Lo Stretto di Hormuz è la principale via di transito per il petrolio del Golfo: qualsiasi perturbazione in quest’area ha implicazioni dirette sui mercati internazionali dell’energia.
Le ricadute sul modello di sviluppo del Golfo
Negli ultimi anni UAE, Arabia Saudita e Qatar hanno investito in modo consistente nel posizionarsi come hub globali per affari, innovazione e diplomazia economica. Gli eventi internazionali — dal Future Investment Initiative di Riyadh al Web Summit di Doha e all’Abu Dhabi Finance Week — erano diventati parte integrante di una strategia di diversificazione delle economie locali dalla rendita petrolifera.
Le cancellazioni e i rinvii accumulati nelle ultime settimane non annullano questa traiettoria, ma introducono un elemento di incertezza operativa con cui gli organizzatori dovranno confrontarsi nel breve periodo. Le migliaia di cancellazioni di voli e le rotte riprogrammate attraverso lo spazio aereo regionale aggiungono un ulteriore fattore di complessità logistica per chi pianifica grandi eventi internazionali nella zona.
La maggior parte degli organizzatori ha confermato l’intenzione di tornare nella regione non appena le condizioni lo consentiranno, segnalando che i rinvii sono da intendere come misure temporanee e non come un disimpegno strutturale dal mercato del Golfo.
