Il conflitto in Iran ha imposto la chiusura dello spazio aereo regionale, interrompendo le rotte verso i principali hub del Medio Oriente. Dubai, Abu Dhabi e Doha restano fuori dalla rete operativa di numerosi vettori internazionali, con cancellazioni che in alcuni casi si estendono fino all’autunno 2025. Decine di migliaia di passeggeri sono rimasti bloccati. Le compagnie aeree stanno riorganizzando le rotte su corridoi alternativi, aggiungendo frequenze verso destinazioni europee e asiatiche per assorbire la domanda spostata.
Le cancellazioni verso Dubai: un quadro per vettore
La situazione varia sensibilmente da compagnia a compagnia, ma la tendenza è uniforme: nessun grande vettore ha ripristinato operazioni regolari verso Dubai. Emirates, con base a Dubai, ha comunicato di operare un programma ridotto dopo una riapertura parziale dello spazio aereo regionale. Etihad, con hub ad Abu Dhabi, ha dichiarato di mantenere un numero limitato di voli commerciali verso destinazioni selezionate.
Tra i vettori europei, il gruppo Lufthansa — che comprende Lufthansa, Austrian Airlines, Swiss, Brussels Airlines e ITA Airways — ha sospeso i voli verso Dubai fino al 28 marzo, con prospettive di revisione. British Airways ha esteso le cancellazioni verso Dubai fino al 31 maggio e verso Abu Dhabi a data da destinarsi nel corso dell’anno. Air France ha sospeso i voli su Dubai fino al 24 marzo, mentre KLM li ha bloccati fino al 17 maggio. Finnair ha cancellato le rotte verso Dubai fino al 29 marzo.
Fuori dall’Europa, Singapore Airlines ha sospeso il collegamento Singapore-Dubai fino al 30 aprile, reindirizzando capacità su Londra Gatwick e Melbourne. Cathay Pacific ha cancellato tutti i voli passeggeri e cargo verso Dubai e Riyadh fino al 30 aprile. Air Canada si ferma su Dubai fino al 28 marzo. Wizz Air ha sospeso i voli verso Dubai da destinazioni dell’Europa continentale fino a metà settembre.
I vettori regionali e l’effetto domino sullo scalo di Dubai
L’impatto non riguarda solo le rotte intercontinentali. I vettori regionali sono stati colpiti in modo diretto e immediato. Flynas, compagnia low-cost saudita, ha esteso la sospensione dei voli verso Dubai, Abu Dhabi, Sharjah, Doha, Bahrain, Kuwait, Iraq e Siria fino al 31 marzo. Pegasus Airlines ha cancellato i voli verso Dubai, Abu Dhabi, Sharjah e un ampio numero di destinazioni mediorientali fino al 13 aprile. IndiGo ha sospeso le operazioni verso Doha, Kuwait, Bahrain, Dammam, Fujairah, Ras Al Khaimah e Sharjah fino al 28 marzo.
La chiusura dello spazio aereo iraniano, che costituisce un corridoio di transito per numerose rotte Asia-Europa e Asia-Golfo, ha costretto molti vettori a deviare su percorsi più lunghi o a sospendere del tutto le operazioni. Alcune compagnie, come Singapore Airlines e Cathay Pacific, hanno risposto aumentando le frequenze su rotte alternative per intercettare la domanda spostata.
Prospettive di riapertura ancora incerte
Nessuna delle compagnie interpellate ha fornito una data certa per il ripristino delle operazioni ordinarie verso Dubai. Le sospensioni annunciate variano da settimane a mesi, con Wizz Air che ha già proiettato l’interruzione fino a metà settembre. La variabilità degli orizzonti temporali riflette l’incertezza sulla durata del conflitto e sui tempi di riapertura dello spazio aereo regionale.
Per Dubai, hub che nel 2024 ha movimentato oltre 92 milioni di passeggeri attraverso l’aeroporto internazionale, l’interruzione prolungata dei collegamenti internazionali ha ricadute dirette sul turismo, sul commercio e sul transito di merci. Emirates e Etihad mantengono operazioni parziali, ma la piena ripresa dei flussi dipende da sviluppi geopolitici ancora imprevedibili.
