Stagflazione in Europa: lo shock energetico da Iran pesa su crescita e prezzi

Lo choc energetico innescato dalla guerra in Iran sta comprimendo simultaneamente la crescita e alimentando l’inflazione in Europa, riportando alla ribalta il termine stagflazione — combinazione di stagnazione economica e prezzi in rialzo che ha caratterizzato gli anni Settanta. I dati PMI di marzo elaborati da S&P Global mostrano un deterioramento più accentuato del previsto nell’eurozona. Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz è diventato un punto di pressione attivo, con l’Iran che impone pedaggi informali alle navi commerciali in transito. I gestori di fondi mantengono posizioni difensive: più liquidità, coperture sull’energia, attenzione alla politica della Fed.

Hormuz, un pedaggio informale da due milioni di dollari

L’Iran ha iniziato ad applicare tariffe di transito ad alcune navi commerciali che attraversano lo Stretto di Hormuz, con richieste fino a due milioni di dollari per singolo viaggio, secondo fonti informate sui fatti. Il meccanismo è informale e applicato in modo discontinuo, ma segnala una precisa volontà di Teheran di esercitare controllo su una rotta attraverso cui passa circa il 20% del commercio mondiale di petrolio.

La chiusura parziale dello stretto ha già ridisegnato i flussi di greggio: le tariffe di nolo per il trasporto di petrolio saudita dal Mar Rosso all’Asia sono calate nelle ultime settimane, man mano che un numero maggiore di petroliere si concentra sul porto di Yanbu per caricare le forniture deviate. Parallelamente, Israele ha bombardato un campo di gas naturale chiave in Iran, interrompendo le forniture verso la Turchia. Il prezzo del gas naturale ha toccato i livelli più alti degli ultimi tre anni.

Un tentativo di Washington di allentare la tensione sui mercati, posticipando alcuni attacchi pianificati contro le infrastrutture energetiche iraniane, non ha prodotto effetti duraturi. Israele ha confermato l’intenzione di proseguire con i propri raid, mentre alcuni dei principali paesi arabi del Golfo starebbero valutando un coinvolgimento diretto nel conflitto.

PMI in calo, BCE in allerta sul credito privato

I dati PMI composti di marzo per l’eurozona sono scesi oltre le attese, confermando un rallentamento dell’attività economica in un momento in cui i prezzi dell’energia restano sotto pressione. La combinazione tra crescita debole e costi energetici elevati costituisce il terreno classico della stagflazione, anche se è prematuro parlare di un fenomeno strutturato.

In questo quadro, la Banca Centrale Europea ha avviato una nuova tornata di verifiche sui bilanci degli istituti di credito vigilati, con attenzione specifica all’esposizione verso i fondi di credito privato — un settore da 1.800 miliardi di dollari che nell’ultimo anno ha registrato alcune crisi di rilievo e un’ondata di riscatti da parte degli investitori. Ares Management ha annunciato limitazioni ai rimborsi nel proprio fondo di credito privato, replicando una mossa già adottata da Apollo Global Management.

Sul fronte dell’auto, le immatricolazioni di veicoli elettrici in Europa sono aumentate a marzo, con la Germania che ha registrato un balzo del 27% nelle vendite di plug-in, sostenuto da un nuovo schema di sussidi rivolto a redditi medio-bassi. La crescita apre però anche ai marchi cinesi, rendendo più complessa la questione delle catene di fornitura, già sotto pressione per le nuove restrizioni africane sull’export di metalli per batterie.

Turchia e Russia: mosse difensive sul fronte monetario e digitale

La banca centrale turca sta valutando strumenti non convenzionali per difendere la lira dalla volatilità legata al conflitto. Secondo fonti interne, le discussioni includono operazioni di swap oro contro valuta estera sul mercato di Londra. La Turchia dispone di riserve auree per circa 135 miliardi di dollari, accumulate nel corso dell’ultimo decennio come alternativa strategica agli asset denominati in dollari.

Sul piano tecnologico, la Russia ha messo in orbita i primi satelliti a banda larga del progetto Rassvet, attraverso la società Bureau 1440. L’obiettivo è costruire un sistema di connettività sovrana paragonabile a Starlink, ma di dimensioni più contenute, per ridurre la dipendenza dalle infrastrutture digitali occidentali.

L’insieme di questi sviluppi — shock energetico, rallentamento manifatturiero, pressioni sul sistema bancario europeo — delinea un contesto in cui la variabile Iran continua a pesare su scala globale, con un impatto che va ben oltre i prezzi del petrolio.

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