EAU e Arabia Saudita pronti ad aprire un fronte contro l’Iran

L’Arabia Saudita ha aperto alla base aerea di King Fahd per le forze americane impegnate nel conflitto con l’Iran. Gli Emirati Arabi Uniti hanno chiuso l’Ospedale iraniano e il Club iraniano a Dubai, con Abu Dhabi che avverte di poter congelare miliardi di dollari di asset iraniani. Dopo mesi di dichiarazioni di neutralità, i due principali Stati del Golfo Persico stanno ridefinendo la propria posizione nei confronti di Teheran, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. La svolta segue una serie di attacchi iraniani a infrastrutture energetiche e basi militari nella regione.

Da neutrali a co-belligeranti: il cambio di rotta di Riyadh e Abu Dhabi

Fino a poche settimane fa, sia l’Arabia Saudita che gli Emirati Arabi Uniti avevano dichiarato pubblicamente di voler restare fuori dal conflitto. Riyadh aveva esplicitamente negato l’uso delle proprie basi per operazioni offensive contro l’Iran. Ora il principe ereditario Mohammed bin Salman sarebbe prossimo a formalizzare l’ingresso del regno nella coalizione anti-iraniana, secondo le fonti del WSJ.

Il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan ha sintetizzato il cambio di tono in una sola frase, rilasciata ai giornalisti la scorsa settimana: “La pazienza dell’Arabia Saudita nei confronti degli attacchi iraniani non è illimitata.” Ha poi aggiunto che considerare i Paesi del Golfo incapaci di rispondere sarebbe “un errore di calcolo”.

Gli EAU si muovono invece sul piano economico e finanziario. La chiusura dell’Ospedale iraniano e del Club iraniano a Dubai risponde, secondo il governo emiratino, a violazioni della legge locale e all’uso improprio di queste strutture per promuovere agende legate al regime di Teheran e alle Guardie della rivoluzione islamica. Il possibile congelamento di miliardi di dollari di asset iraniani negli EAU colpirebbe un canale finanziario che Teheran utilizza per aggirare, almeno in parte, le sanzioni internazionali.

Lo Stretto di Hormuz e la posta in gioco regionale

Un ulteriore elemento di tensione è emerso attorno allo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe comunicato ai vicini arabi la propria intenzione di esercitare il controllo esclusivo sullo stretto, imponendo pedaggi sul transito delle navi analogamente a quanto l’Egitto fa con il Canale di Suez. Attraverso Hormuz transita circa il 20% dell’offerta mondiale di petrolio: un blocco selettivo o tariffe unilaterali avrebbero conseguenze dirette sui mercati energetici globali.

Per gli Stati del Golfo, che dipendono dallo stretto per le proprie esportazioni di idrocarburi, la prospettiva di un controllo iraniano sul passaggio è incompatibile con i propri interessi economici e strategici. Questo fattore si aggiunge agli attacchi subiti come elemento che spinge verso una postura più assertiva.

Restano tuttavia i rischi di un’escalation prolungata. Un conflitto aperto con l’Iran potrebbe destabilizzare l’intera regione senza una tempistica prevedibile di risoluzione. C’è anche una variabile politica americana: qualora Washington decidesse di ridurre il proprio impegno militare, Arabia Saudita ed EAU si troverebbero esposti senza una copertura adeguata di fronte a un vicino ostile e armato.

Gli asset iraniani a Dubai nel mirino

La mossa degli EAU sugli asset iraniani ha una doppia valenza. Sul piano politico segnala che Abu Dhabi non intende restare passiva davanti agli attacchi alle proprie infrastrutture. Sul piano economico, il congelamento di capitali iraniani a Dubai — città che storicamente ha ospitato una presenza commerciale iraniana significativa, spesso utilizzata per aggirare le sanzioni occidentali — avrebbe un impatto concreto sulla liquidità disponibile per Teheran.

L’Iran affronta già un’inflazione elevata e un regime di sanzioni che comprime la capacità di manovra economica del governo. Perdere l’accesso agli asset depositati negli EAU aggraverebbe ulteriormente la situazione, riducendo i margini di azione sia sul fronte interno che su quello regionale. La partita diplomatica e finanziaria nel Golfo è appena cominciata.

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