Borse del Golfo in calo dopo le minacce iraniane sulle infrastrutture regionali

Le borse degli Emirati Arabi Uniti hanno aperto la settimana in territorio negativo dopo che Teheran ha minacciato di colpire le infrastrutture energetiche e idriche del Golfo in risposta alle dichiarazioni di Donald Trump, che sabato aveva prospettato attacchi alle centrali elettriche iraniane qualora l’Iran non riaprisse lo Stretto di Hormuz entro 48 ore. L’escalation verbale arriva dopo oltre tre settimane di raid statunitensi e israeliani che hanno ridotto le capacità missilistiche iraniane, senza però neutralizzare la capacità di ritorsione di Teheran. I mercati finanziari regionali scontano l’incertezza.

Dubai e Abu Dhabi cedono terreno

L’indice principale di Dubai ha perso il 2,7% nelle prime ore di contrattazione. Il titolo Emaar Properties, tra i più seguiti del listino, è sceso del 4,6%, mentre Emirates NBD Bank ha ceduto il 2,9%. La flessione porta le perdite cumulate dell’indice di Dubai dall’inizio dell’anno al 10,7%, secondo i dati LSEG.

Ad Abu Dhabi la correzione è stata più contenuta ma comunque significativa: l’indice benchmark ha segnato un calo dell’1,6%. Aldar Properties ha perso il 5%, Abu Dhabi Commercial Bank il 4,9%. TAQA, la società emiratina attiva nell’acqua e nell’energia, ha ceduto il 3,6%, mentre Dubai Electricity and Water Authority ha registrato una flessione dello 0,8%. Da inizio anno Abu Dhabi accusa un passivo del 5,9%.

Il settore immobiliare è tra i più colpiti in entrambe le piazze, segnale che gli investitori stanno ridimensionando le esposizioni su asset considerati localmente sensibili al contesto geopolitico.

ADNOC Gas riduce temporaneamente la produzione di GNL

A pesare ulteriormente sugli scambi è stato l’annuncio di ADNOC Gas, quotata ad Abu Dhabi, che ha comunicato aggiustamenti temporanei alla produzione di gas naturale liquefatto e ai volumi di liquidi destinati all’export, citando le perturbazioni in corso allo Stretto di Hormuz. Il titolo ha perso il 2,7%.

La società ha precisato che le operazioni proseguono in sicurezza e che le ispezioni condotte dopo la caduta di detriti nei pressi di alcuni impianti non hanno riscontrato feriti né danni alle strutture di lavorazione. La dichiarazione ha contribuito a limitare l’impatto psicologico dell’annuncio, ma non ha impedito la discesa del titolo.

Lo Stretto di Hormuz rimane uno snodo critico per i flussi energetici globali: attraverso di esso transita circa un quinto del petrolio commerciato a livello mondiale. Qualsiasi interruzione strutturale avrebbe ricadute sui prezzi dell’energia ben oltre la regione del Golfo. Le tensioni in corso hanno già contribuito ad alimentare rincari nelle quotazioni del greggio e difficoltà logistiche per il traffico marittimo.

Il contesto regionale e le implicazioni per gli investitori

Il conflitto, ormai al suo quarto mese, ha già prodotto effetti tangibili sul trasporto aereo e sulle rotte commerciali. Le compagnie di navigazione hanno modificato o sospeso transiti nello Stretto, con conseguente aumento dei costi assicurativi e allungamento dei tempi di consegna.

Per gli Emirati, che hanno costruito la propria attrattività anche sulla stabilità e sulla prevedibilità del contesto operativo, il prolungarsi delle tensioni rappresenta una variabile da monitorare con attenzione. Dubai e Abu Dhabi non sono parti dirette nel conflitto, ma la loro posizione geografica e la profonda integrazione nei flussi energetici regionali le espongono agli effetti collaterali di qualsiasi escalation.

Gli operatori di mercato attendono sviluppi diplomatici nelle prossime ore. L’ultimatum di Trump scade tra breve e le posizioni di entrambe le parti restano distanti. In assenza di segnali di de-escalation, la pressione sulle borse del Golfo potrebbe proseguire nelle sedute successive.

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