Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato lunedì di aver intercettato sette missili balistici e sedici droni lanciati dall’Iran nelle ultime ore. Il ministero della Difesa ha contestualizzato l’episodio in un bilancio complessivo che, dall’inizio delle ostilità il 28 febbraio, ammonta a 352 missili balistici, 15 missili da crociera e 1.789 droni neutralizzati dai sistemi di difesa aerea del paese. Il conflitto ha già causato la morte di due militari e sei civili di nazionalità pakistana, nepalese, bengalese e palestinese, con 161 feriti di varie nazionalità.
Il contesto regionale dal 28 febbraio
L’escalation ha origine dall’offensiva congiunta lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio, che ha causato oltre 1.340 vittime iraniane, tra cui l’allora Guida Suprema Ali Khamenei. Teheran ha risposto con una campagna sistematica di attacchi missilistici e con droni diretti non solo contro Israele, ma anche contro Giordania, Iraq e i paesi del Golfo che ospitano basi militari americane. Le infrastrutture civili e militari della regione hanno subito danni significativi, mentre le rotte aeree commerciali hanno subito ripetute interruzioni, con ricadute sui mercati globali delle materie prime e sui costi assicurativi nel trasporto marittimo e aereo nel Golfo Persico.
Gli Emirati, che ospitano la base aerea di Al Dhafra — utilizzata dalla US Air Force — si trovano in una posizione geograficamente e strategicamente esposta. Il paese ha finora mantenuto una postura difensiva, affidandosi ai propri sistemi di intercettazione senza annunciare azioni offensive dirette. La dichiarazione del ministero sottolinea la piena prontezza operativa e la volontà di proteggere “sovranità, sicurezza e stabilità” nazionali.
Impatti economici e sui mercati
La prolungata instabilità nella regione ha prodotto effetti misurabili sui mercati finanziari e sulle catene logistiche globali. Il Golfo Persico è uno snodo fondamentale per il transito di idrocarburi: circa il 20% della fornitura mondiale di petrolio transita dallo Stretto di Hormuz, e qualsiasi interruzione prolungata si trasmette rapidamente ai prezzi dell’energia. Le compagnie aeree internazionali hanno già modificato o sospeso alcune rotte su Dubai e Abu Dhabi in più occasioni dall’inizio del conflitto, con conseguenti aumenti di costo e incertezza operativa per hub come quello di Emirates e Etihad.
Dubai, principale centro finanziario e commerciale della regione, registra l’impatto dell’instabilità sui flussi di investimento diretto estero e sulle decisioni di localizzazione da parte di multinazionali. Il settore immobiliare e quello turistico, tra i più dinamici degli ultimi anni, monitorano con attenzione l’evoluzione della situazione, anche se per ora non si registrano inversioni di tendenza nei dati di prenotazione o nelle transazioni immobiliari di rilievo.
La posizione degli Emirati
Abu Dhabi si trova a gestire una pressione inedita: mantenere relazioni commerciali con l’Iran — suo vicino di mar — e allo stesso tempo ospitare infrastrutture militari occidentali che Teheran considera obiettivi legittimi. Il ministero della Difesa non ha fornito dettagli sul punto di lancio degli ultimi attacchi né sui danni eventualmente causati prima dell’intercettazione.
Il saldo complessivo dei sistemi neutralizzati dall’inizio del conflitto — oltre duemila tra missili e droni — indica una pressione prolungata e sostenuta, che mette alla prova tanto i sistemi d’arma quanto la tenuta economica e diplomatica del paese.
