Trump ritira la minaccia alle infrastrutture energetiche iraniane, mercati in recupero

Poche ore prima dell’apertura dei mercati americani di lunedì, Donald Trump ha annunciato la sospensione della minaccia di colpire le infrastrutture energetiche iraniane, rinunciando all’ultimatum di 48 ore legato alla riapertura dello Stretto di Hormuz. La decisione ha prodotto effetti immediati: il greggio Brent ha ceduto parte dei guadagni accumulati nelle sedute precedenti, mentre l’S&P 500 e i Treasury statunitensi hanno registrato un rimbalzo. Secondo fonti vicine alle trattative diplomatiche, la preoccupazione per la tenuta dei mercati energetici e finanziari ha pesato in modo significativo sulla scelta della Casa Bianca.

La versione di Washington e la smentita di Teheran

Trump ha dichiarato di aver ricevuto segnali da rappresentanti iraniani disponibili a trattare. Ha riferito di conversazioni avvenute domenica tra un funzionario iraniano non identificato, il genero Jared Kushner e il consigliere Steve Witkoff, nel corso delle quali Teheran avrebbe accettato di cedere materiale nucleare e di non riprendere il programma atomico. Teheran ha smentito l’esistenza di qualsiasi contatto diretto, rivendicando invece una ritirata americana. L’agenzia semi-ufficiale Fars ha citato fonti anonime secondo cui Trump avrebbe ceduto dopo aver appreso che i bersagli iraniani sarebbero stati gli impianti elettrici del Medio Oriente. I mercati petroliferi hanno reagito alla smentita iraniana recuperando circa metà delle perdite iniziali, con diversi operatori che hanno espresso scetticismo sulla versione della Casa Bianca.

Trump ha anche ammesso di non avere ancora stabilito un contatto con il nuovo leader supremo, Mojtaba Khamenei, nominato dopo la morte del padre Ali Khamenei nei bombardamenti. Il presidente ha dichiarato di non sapere con certezza se fosse ancora in vita, ma di ritenere, sulla base di informazioni di intelligence, che Kushner e Witkoff stessero trattando con il reale centro di potere del regime.

Pressioni degli alleati e posizione di Israele

La retromarcia di Trump è maturata in un contesto di crescente disagio tra gli alleati occidentali, che in privato avevano avvertito Washington che il conflitto stava assumendo una piega difficile da gestire. I paesi del Golfo avevano chiesto esplicitamente di non colpire le infrastrutture civili iraniane, ritenute necessarie per evitare il collasso del paese a conflitto concluso. Dana Stroul, già vice assistente segretario alla Difesa per il Medio Oriente, ha osservato che la pausa di cinque giorni annunciata appena prima dell’apertura di Wall Street difficilmente può essere considerata casuale rispetto alla tempistica di mercato.

Israele è stato informato in anticipo del post sui social media di Trump, ma il suo esercito ha condotto operazioni nel cuore di Teheran entro un’ora dall’annuncio. Un portavoce militare israeliano ha precisato che la guerra non è in pausa e che le operazioni proseguono, sebbene Israele abbia indicato l’intenzione di evitare per il momento gli asset energetici. La pausa non include quindi una sospensione degli attacchi militari convenzionali.

Nel frattempo, diversi paesi della regione — tra cui Turchia, Oman, Arabia Saudita, India ed Egitto — hanno mantenuto canali di comunicazione con Teheran nel tentativo di contenere l’escalation. L’Arabia Saudita ha fatto sapere agli Stati Uniti di essere pronta a colpire l’Iran qualora i propri impianti energetici e idrici fossero stati attaccati. Gli Emirati Arabi Uniti hanno assunto una posizione tra le più nette, con funzionari che hanno dichiarato apertamente la disponibilità a difendersi dall’aggressione iraniana.

Il rischio di un precedente sfavorevole

Alcuni analisti mettono in guardia sulle implicazioni strategiche della mossa americana. Jonathan Panikoff, già vice responsabile nazionale dell’intelligence per il Medio Oriente, ha sottolineato che la pausa potrebbe rafforzare la convinzione di Teheran che minacciare le infrastrutture regionali sia uno strumento efficace per ottenere concessioni dagli Stati Uniti. Il rischio, secondo Panikoff, è che l’Iran interpreti l’episodio come una conferma della propria capacità deterrente.

Trump ha anticipato che i negoziati proseguiranno telefonicamente e ha previsto che Israele accetterà i termini di un eventuale accordo. La sostenibilità della pausa resta tuttavia incerta: le trattative sono appena avviate, le posizioni delle parti distanti, e sul campo le operazioni militari continuano.

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