Guerra in Medio Oriente: Dubai perde 80.000 prenotazioni in una settimana, tariffe alberghiere dimezzate

Il conflitto in Medio Oriente sta colpendo duramente il settore turistico del Golfo. A Dubai, oltre 80.000 prenotazioni sono state cancellate nella sola settimana fino al 6 marzo, secondo i dati della società di analisi AirDNA. Il World Travel & Tourism Council stima che la guerra stia costando all’industria ricettiva e turistica della regione circa 600 milioni di dollari al giorno. Prima dell’escalation, le stime indicavano una spesa complessiva di circa 207 miliardi di dollari da parte dei visitatori internazionali nel Medio Oriente per l’anno in corso. Quelle previsioni sono ora superate dai fatti.

Tariffe in caduta, occupazione ai minimi

IHG Hotels & Resorts, gruppo che gestisce quasi 100 strutture nella regione, sta offrendo camere a prezzi che riflettono la contrazione della domanda: 39 sterline a notte per un Holiday Inn a Dubai, 36 ad Abu Dhabi, 87 all’InterContinental di Doha. Cifre che corrispondono a meno della metà delle tariffe ordinarie. Elie Maalouf, amministratore delegato del gruppo, ha descritto gli effetti del conflitto come “gravi e seri”, senza voler fornire dati precisi sull’occupazione, ma ammettendo che sia “inferiore a quanto vorremmo”. Alcuni analisti locali, che preferiscono restare anonimi per non incorrere in sanzioni governative legate alla diffusione di “notizie negative”, parlano di tassi di occupazione scesi fino al 5% in alcune strutture.

Dubai è l’emirato più esposto alla flessione della domanda turistica. Il turismo rappresenta circa il 10% del PIL e nel 2024 la città aveva accolto 19,6 milioni di visitatori internazionali, terzo anno consecutivo di crescita. L’Europa da sola aveva contribuito per quasi un quarto degli arrivi. La cancellazione di due Gran Premi di Formula 1 — in Bahrein e in Arabia Saudita — e di decine di conferenze ha aggravato ulteriormente la situazione per le strutture alberghiere.

Il governo interviene, i prezzi restano un nodo aperto

Le autorità di Dubai stanno sostenendo i costi di alloggio per i viaggiatori bloccati e stanno esortando i gestori a non abbassare le tariffe, temendo che forti sconti danneggino l’immagine dell’emirato come destinazione premium. Le strutture di proprietà pubblica — Jumeirah Hotels e Atlantis sul Palm Jumeirah — mantengono prezzi nell’ordine delle quattro cifre a notte. Ma Maalouf di IHG ha già ammesso che riduzioni tariffarie sono “inevitabili per riaccendere la domanda”.

La tensione tra sostenere i prezzi e rilanciare i flussi è concreta. Un operatore locale ha sintetizzato la questione: quando il Sandy Lane alle Barbados si trova a 1.000 sterline a notte e l’Atlantis The Royal a 500, il mercato sa già come si orienterà il viaggiatore.

Per compensare il calo degli arrivi internazionali, le destinazioni del Golfo stanno puntando sul turismo interno, rendendo gratuite attrazioni come parchi acquatici e giardini pubblici nella speranza di stimolare anche le prenotazioni alberghiere locali. Maalouf ha riferito che in alcune strutture dove la clientela era per due terzi internazionale, il rapporto si è invertito a favore degli ospiti domestici.

Le prospettive a medio termine

Goldman Sachs prevede un conflitto prolungato che potrebbe portare le economie del Golfo a contrarsi tra il 3 e il 14%. Sul fronte alberghiero, tuttavia, i segnali non sono tutti negativi. Nuovi contratti per hotel vengono ancora firmati nella regione, a testimonianza di una fiducia di lungo periodo nel mercato. Il precedente del Qatar offre un punto di riferimento: dopo l’attacco israeliano a Doha dello scorso settembre, il revenue per available room — l’indicatore chiave del settore — era tornato in territorio positivo in meno di un mese, secondo i dati di CoStar.

L’incognita è la durata. Se i precedenti conflitti avevano avuto effetti circoscritti nel tempo, l’attuale situazione si prolunga senza segnali chiari di risoluzione. Dubai ha già attraversato crisi finanziarie, sanitarie e geopolitiche, recuperando ogni volta la propria posizione. La velocità di quel recupero dipenderà in larga misura da quando il conflitto si stabilizzerà.

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