La Federation of Indian Airlines ha scritto al ministro dell’Aviazione civile indiano Kinjarapu Ram Mohan Naidu per richiedere un incontro urgente. I vettori — tra cui Air India, IndiGo e SpiceJet — segnalano una combinazione di fattori che sta mettendo sotto pressione i conti del settore: l’impennata dei prezzi del carburante avio, collegata alla volatilità del mercato petrolifero globale, e la sospensione dei permessi di atterraggio per gli operatori stranieri negli aeroporti di Dubai DXB e DWC. Le due criticità, secondo il documento inviato al ministro e ottenuto da NDTV Profit, rischiano di produrre effetti a catena su rotte, passeggeri e bilanci aziendali.
Carburante e Hormuz: la doppia pressione sul settore
Il costo dell’Aviation Turbine Fuel (ATF) rappresenta tipicamente la voce di spesa più rilevante per i vettori indiani, oscillando tra il 30 e il 40 per cento dei costi operativi totali. La recente volatilità dei mercati petroliferi, acuita dal conflitto in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz attribuito all’Iran, ha fatto salire ulteriormente questa componente in un momento in cui i margini erano già compressi.
Lo Stretto di Hormuz è il transito obbligato per circa un quinto dell’offerta mondiale di petrolio. Qualsiasi perturbazione in quella rotta si trasferisce rapidamente sui prezzi del greggio a livello globale, e dunque sul costo del carburante avio che le compagnie acquistano sul mercato domestico indiano. Per un settore che ha appena attraversato gli anni difficili della pandemia e sta ancora ricostruendo la propria capacità finanziaria, l’aumento dei costi energetici arriva in un momento delicato.
La FIA, nella lettera firmata dal direttore Ujjwal Dey, ha definito la situazione attuale tale da richiedere “un’interazione urgente”, sottolineando che le pressioni in corso stanno mettendo i vettori “sotto un’immensa pressione”.
Dubai: i permessi sospesi e l’impatto sulle rotte
Il secondo fronte riguarda direttamente Dubai. La sospensione dei permessi di atterraggio per gli operatori stranieri presso gli aeroporti DXB e DWC — i due principali hub dell’emirato — rappresenta un ostacolo operativo significativo per i vettori indiani. L’India è uno dei mercati di provenienza più importanti per Dubai: la rotta India-Dubai è tra le più trafficate al mondo per volume di passeggeri.
La FIA avverte che le interruzioni in corso sono destinate a generare effetti a cascata sulle reti di volo, con disagi diretti per i passeggeri e perdite economiche per le compagnie. Non sono stati forniti dati quantitativi, ma il riferimento a “severe financial strain” indica che il problema è già percepito come strutturale, non episodico.
Le richieste al governo arrivano in un contesto già teso tra industria e regolatori. Gli stessi vettori si trovano attualmente a contrastare una direttiva ministeriale che imporrebbe di rendere disponibili gratuitamente il 60 per cento dei posti per la selezione da parte dei passeggeri. Le compagnie sostengono che la misura eliminerebbero una fonte importante di ricavi accessori, costringendole ad aumentare le tariffe base per compensare.
Il settore chiede ascolto, il governo non ha ancora risposto
Al momento della pubblicazione di questo articolo, il ministero dell’Aviazione civile indiano non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche in risposta alla richiesta della FIA. Non è noto se e quando l’incontro verrà convocato.
Il quadro che emerge è quello di un settore aereo che si trova a gestire simultaneamente pressioni esterne — mercato del petrolio, conflitto regionale, restrizioni operative all’estero — e frizioni interne con l’apparato regolatorio. La combinazione di questi fattori rende la stabilità finanziaria dei vettori indiani più fragile di quanto appaia dai dati di traffico, che nel frattempo continuano a crescere. Domanda in aumento e costi fuori controllo sono una combinazione che i bilanci aziendali possono assorbire solo fino a un certo punto.
