Il presidente americano Donald Trump ha lasciato intendere venerdì che gli Stati Uniti potrebbero presto ridurre il proprio coinvolgimento militare in Medio Oriente, citando progressi verso gli obiettivi fissati. Il giorno dopo, Israele annunciava l’intensificazione della campagna congiunta, l’Iran lanciava missili balistici sulla base di Diego Garcia e gli Emirati Arabi Uniti comunicavano di aver subito un attacco con droni e missili iraniani. Il conflitto, alla sua quarta settimana, continua a produrre segnali contraddittori su tempi, obiettivi e strategie delle parti coinvolte.
Il fronte militare: Hormuz, Natanz e Diego Garcia
Il Comando Centrale americano (Centcom) ha annunciato di aver colpito nelle ore precedenti installazioni iraniane che minacciavano la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto scambiati a livello globale. Gli obiettivi includevano impianti sotterranei, missili anti-nave e sistemi radar. L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, ha descritto l’operazione come funzionale a degradare la capacità iraniana di colpire il traffico mercantile nello stretto.
Nel frattempo, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha confermato che Teheran l’ha informata di un attacco al sito nucleare di Natanz, uno degli impianti di arricchimento più rilevanti del paese. L’IAEA non ha rilevato aumenti dei livelli di radiazione nelle aree circostanti. Natanz era già stato bombardato durante il conflitto di dodici giorni dello scorso giugno e nei primi giorni dell’attuale campagna militare.
L’Iran ha risposto con un attacco alla base militare statunitense e britannica di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, a circa 4.000 chilometri dai propri confini. La base non ha subito danni, ma l’episodio ha evidenziato una capacità missilistica a lungo raggio che va oltre quanto finora attribuito a Teheran.
Mercati energetici sotto pressione, Washington allenta le sanzioni
Il Brent ha chiuso venerdì sopra 112 dollari al barile, il livello più alto dalla metà del 2022, per poi scendere intorno a 108 dollari dopo le dichiarazioni di Trump su un possibile allentamento dell’impegno militare. La volatilità riflette l’incertezza sullo stretto di Hormuz e sui possibili sviluppi del conflitto.
Per contenere i prezzi, il Dipartimento del Tesoro americano ha emesso venerdì una licenza generale che autorizza, fino al 19 aprile, la vendita di petrolio e prodotti petrolchimici iraniani già caricati su navi. La misura ricalca un provvedimento analogo adottato in precedenza per il petrolio russo. La quasi totalità del greggio iraniano è acquistata da clienti cinesi. Il portavoce del ministero del petrolio iraniano ha smentito l’esistenza di un surplus disponibile per i mercati internazionali.
In parallelo, il Pentagono ha chiesto al Congresso ulteriori 200 miliardi di dollari per finanziare le operazioni militari, segnale che l’amministrazione non esclude un impegno prolungato nonostante i toni distensivi di Trump.
L’ipotesi di truppe di terra e la questione di Kharg Island
L’amministrazione americana sta valutando l’invio di centinaia di Marines in Medio Oriente nell’ambito di un piano che includerebbe il controllo di Kharg Island, il principale hub di esportazione petrolifera dell’Iran. Trump ha evitato risposte dirette sull’isola quando interpellato dai giornalisti. L’Iran ha avvertito che un attacco a Kharg Island provocherebbe una risposta che potrebbe estendersi al Mar Rosso e allo stretto di Bab al-Mandab.
Secondo valutazioni dei servizi di intelligence occidentali, il regime iraniano non è vicino al collasso e tende a compattarsi attorno alle componenti più intransigenti della sua classe dirigente. Trump ha inoltre dichiarato che la sorveglianza dello stretto di Hormuz, una volta neutralizzata la minaccia iraniana, dovrà essere assicurata dagli altri paesi che lo utilizzano, escludendo un ruolo permanente degli Stati Uniti.
La distanza tra le dichiarazioni pubbliche del presidente e le azioni concrete sul terreno rende difficile qualsiasi previsione sull’evoluzione del conflitto nelle prossime settimane.
