QatarEnergy: danni per cinque anni a Ras Laffan, forniture LNG a rischio per Europa e Asia

Il complesso di Ras Laffan, in Qatar, il più grande impianto al mondo per la liquefazione del gas naturale, ha subito danni che ridurranno del 17% la capacità di esportazione LNG del paese per un periodo stimato fino a cinque anni. Lo ha dichiarato Saad al-Kaabi, CEO di QatarEnergy e ministro dell’Energia del Qatar, in un’intervista a Reuters. L’impianto è stato colpito nell’ambito di una serie di attacchi iraniani contro infrastrutture energetiche del Golfo, in risposta a un attacco israeliano sul campo gasifero di South Pars. I partner di QatarEnergy includono ExxonMobil e ConocoPhillips.

I danni tecnici e le conseguenze sulle forniture

Il danno più rilevante riguarda i cosiddetti “cold boxes”, i meccanismi di raffreddamento di due dei quattordici treni di liquefazione del complesso. Senza questi componenti, il gas non può essere purificato e raffreddato per il trasporto via nave. Al-Kaabi ha precisato che le strutture colpite avevano un valore di costruzione di 26 miliardi di dollari, e che la ripresa piena delle operazioni richiederà, a conflitto cessato, almeno tre o quattro mesi solo per ripristinare il caricamento delle navi.

L’impatto si estende anche al programma di espansione del North Field, che avrebbe dovuto portare la capacità di liquefazione del Qatar da 77 a 126 milioni di tonnellate annue entro il 2027, consolidando la posizione del paese come primo esportatore mondiale di LNG. Al-Kaabi ha confermato che tutti i lavori di espansione sono fermi e che il ritardo potrebbe essere di mesi, o superiore a un anno. Tra i paesi che attendevano forniture aggiuntive da quel progetto figurano Francia, Germania e Cina.

Prima degli attacchi, QatarEnergy aveva evacuato circa 10.000 lavoratori dalle piattaforme offshore in 24 ore. Al-Kaabi ha attribuito a quella decisione l’assenza di vittime e feriti.

Gli avvertimenti ignorati e la posizione di Washington

Al-Kaabi ha dichiarato di aver ripetutamente segnalato il rischio a partner industriali e alle autorità statunitensi, incluso il Segretario all’Energia, indicando che un attacco alle installazioni iraniane avrebbe potuto innescare rappresaglie sulle infrastrutture energetiche del Golfo. Ha detto di aver sollevato la questione “quasi quotidianamente”. Ha però precisato di non aver avuto alcuna informazione preventiva sull’attacco israeliano a South Pars.

La Casa Bianca ha risposto che l’amministrazione Trump era consapevole della possibilità di interruzioni a breve termine nelle forniture di petrolio e gas, e che queste erano state considerate “temporanee e ampiamente anticipate”. Il Dipartimento dell’Energia ha rimandato la questione alla Casa Bianca senza ulteriori commenti.

L’effetto economico sull’intera regione del Golfo

Al-Kaabi ha allargato la prospettiva oltre il settore energetico, descrivendo un rallentamento generalizzato delle economie del Golfo. Turismo, aviazione, commercio portuale e flussi di investimento risultano tutti compromessi. “Questo ha riportato l’intera regione indietro di dieci o venti anni”, ha detto. In un’area in cui le entrate pubbliche dipendono in larga misura da petrolio e gas, la riduzione dei proventi si traduce direttamente in una contrazione della spesa governativa.

Il Qatar, che prima del conflitto si apprestava a rafforzare ulteriormente la propria posizione nel mercato LNG globale, si trova ora a gestire una crisi che coinvolge non solo le proprie infrastrutture, ma anche gli impegni contrattuali con importatori europei e asiatici che contavano su forniture aggiuntive a partire dal 2027.

La ripresa delle operazioni a pieno regime a Ras Laffan è subordinata alla cessazione delle ostilità, una variabile che al-Kaabi non ha potuto quantificare. Alla domanda su come si sentisse riguardo agli attacchi al suo paese e alla sua azienda, il CEO ha risposto: “Come mi sento è difficile da descrivere”, per poi interrompere la risposta e passare alla domanda successiva.

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