Gas naturale ai massimi da tre anni in Europa dopo gli attacchi iraniani al Qatar

I futures sul gas naturale europeo hanno superato i 78 dollari per megawattora giovedì mattina, segnando il livello più alto da gennaio 2023. La causa diretta è l’attacco missilistico lanciato mercoledì dall’Iran contro Ras Laffan Industrial City, il principale hub di esportazione di GNL al mondo, situato in Qatar. In parallelo, gli Emirati Arabi Uniti hanno sospeso le operazioni negli impianti di Habshan dopo l’intercettazione di missili, mentre gli asset GNL del Bahrain risultano anch’essi colpiti. Lo Stretto di Hormuz, chiuso dal 28 febbraio, è il canale attraverso cui transita circa il 20% dei flussi globali di gas naturale liquefatto.

Un rialzo del 25% in poche ore

Il balzo registrato giovedì mattina — oltre il 25% in poche ore — si inserisce in una traiettoria già marcata. Dall’inizio del 2025, i prezzi del gas in Europa sono saliti del 140%, passando da 32,1 a circa 78 dollari per megawattora. Su base annua, il rialzo è di circa il 50%, dai 45 dollari del 2024. La concentrazione degli impianti colpiti rende la situazione particolarmente rilevante per i mercati europei: Ras Laffan da solo gestisce una quota significativa delle forniture globali di GNL, e il Qatar è uno dei principali fornitori del continente. La chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz aggrava ulteriormente il quadro logistico, rendendo difficile ridirigere i flussi verso rotte alternative in tempi brevi.

Le implicazioni per l’approvvigionamento europeo

L’Europa ha ridotto la dipendenza dal gas russo dopo il 2022, aumentando le importazioni di GNL da Qatar, Stati Uniti e altri fornitori. Questo riposizionamento ha reso le infrastrutture del Golfo Persico più centrali per la sicurezza energetica del continente. Gli attacchi di mercoledì mettono sotto pressione proprio quella catena di approvvigionamento alternativa costruita negli ultimi tre anni. Gli impianti degli Emirati Arabi Uniti coinvolti — in particolare Habshan, parte del sistema Abu Dhabi National Energy — rappresentano un nodo rilevante anche per le forniture regionali. La sospensione delle operazioni, anche se temporanea, riduce la capacità di compensare eventuali interruzioni qatariote. I mercati stanno già prezzando un’incertezza prolungata sull’offerta, indipendentemente dalla durata effettiva delle interruzioni operative.

Lo Stretto di Hormuz come variabile strutturale

La chiusura dello Stretto di Hormuz, in vigore dal 28 febbraio, è il fattore che trasforma un episodio militare in una variabile strutturale per i mercati energetici. Circa un quinto del GNL commerciato a livello mondiale transita da quel canale. Le rotte alternative — circumnavigazione dell’Africa, utilizzo di terminali diversi — comportano tempi e costi significativamente più elevati. Finché lo stretto resterà chiuso o percepito come insicuro, la pressione al rialzo sui prezzi europei del gas è destinata a mantenersi, indipendentemente dall’esito militare dei singoli attacchi.

I prezzi attuali rimangono al di sotto dei picchi del 2022, quando il gas europeo aveva superato i 300 dollari per megawattora. Tuttavia, la velocità del rialzo registrato nelle ultime ore segnala che i mercati stanno incorporando un rischio di medio periodo, non una fiammata temporanea. Per i consumatori industriali e i governi europei, il problema non è solo il prezzo di oggi, ma la stabilità delle forniture nei prossimi mesi, in un contesto in cui i margini di manovra sull’approvvigionamento alternativo si sono già significativamente ridotti.

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