Il CEO di ADNOC, Sultan Ahmed Al Jaber, ha condannato pubblicamente gli attacchi alle infrastrutture energetiche della regione, definendoli “ingiustificati, non provocati e illegali”. La sua dichiarazione, pubblicata su LinkedIn giovedì, arriva a poche ore dall’intercettazione, da parte delle difese aeree degli Emirati Arabi Uniti, di un attacco iraniano diretto contro l’impianto di gas di Habshan e il campo di Bab, entrambi ad Abu Dhabi. Il Ministero degli Esteri emiratino ha confermato l’episodio, precisando che non si sono registrati feriti.
L’attacco agli impianti di Abu Dhabi
L’impianto di Habshan è uno dei nodi centrali del sistema di gas naturale degli Emirati, mentre il campo di Bab è uno dei principali giacimenti petroliferi onshore del paese. Entrambi sono operati da ADNOC, la compagnia di Stato che gestisce la quasi totalità delle risorse idrocarburiche degli EAU. L’intercettazione da parte dei sistemi di difesa aerea ha evitato danni materiali, ma l’episodio ha messo in evidenza la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche civili in un contesto di crescente instabilità regionale. Non è la prima volta che Abu Dhabi si trova nel mirino: all’inizio del 2022, attacchi con droni rivendicati dagli Houthi colpirono cisterne di carburante vicino all’aeroporto internazionale della capitale, causando tre vittime.
Al Jaber ha sottolineato che questi siti sono “strutture civili, gestite da ingegneri civili, che sostengono economie e vita quotidiana ben oltre la nostra regione”. L’affermazione punta a collocare gli attacchi in una categoria distinta da quella dei bersagli militari legittimi, con implicazioni dirette sul piano del diritto internazionale.
Le conseguenze economiche oltre il Golfo
Il messaggio del CEO di ADNOC ha una valenza che va oltre la condanna diplomatica. Al Jaber ha esplicitato il legame tra sicurezza energetica e stabilità economica globale: “Quando i sistemi energetici vengono presi di mira, le conseguenze si sentono dai nostri team in prima linea, dalle comunità qui negli Emirati, e dalle famiglie e dalle economie di tutto il mondo.”
Gli EAU producono circa quattro milioni di barili di petrolio al giorno e sono tra i principali esportatori mondiali di gas naturale liquefatto. Un’interruzione prolungata delle forniture avrebbe effetti immediati sui mercati delle materie prime, già sensibili alle tensioni geopolitiche nella regione. Al Jaber ha descritto la situazione come una “weaponizzazione dei flussi energetici”, espressione che indica l’uso deliberato delle infrastrutture di approvvigionamento come leva di pressione geopolitica.
La richiesta di de-escalation formulata da Abu Dhabi si inserisce in un quadro più ampio di tensioni tra Emirati e Iran, storicamente in competizione per l’influenza nel Golfo. Il dossier nucleare iraniano e le operazioni per procura condotte da milizie affiliate a Teheran in Yemen, Iraq e Libano costituiscono variabili che complicano qualsiasi ipotesi di stabilizzazione a breve termine.
La posizione degli Emirati
Il Ministero degli Esteri degli EAU ha rilasciato una condanna formale dell’attacco iraniano, allineandosi alla posizione espressa da Al Jaber. Abu Dhabi chiede che cessino gli attacchi alle infrastrutture civili e che venga garantita la continuità dei flussi energetici verso i mercati internazionali.
La risposta emiratina resta per ora sul piano diplomatico e comunicativo. Non sono state annunciate misure di ritorsione né modifiche operative alla produzione di ADNOC. La priorità dichiarata è la stabilizzazione, non l’escalation.
