Un missile iraniano ha colpito Ras Laffan Industrial City, il complesso industriale del Qatar che ospita il più grande impianto di esportazione di gas naturale liquefatto al mondo. Le autorità qatarine hanno confermato danni estesi alla struttura, già ferma da settimane dopo un precedente attacco con droni. L’episodio si inserisce in una sequenza di attacchi incrociati che nelle ultime ore hanno coinvolto infrastrutture energetiche in tutto il Golfo Persico, dopo che Israele aveva colpito il campo di South Pars in Iran e Teheran aveva dichiarato come “obiettivi legittimi” i siti energetici di Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
L’attacco e la risposta di Doha
Quattro missili iraniani sono stati intercettati, ma il quinto ha raggiunto il complesso. QatarEnergy ha comunicato che tutto il personale è stato evacuato in anticipo e che nessun dipendente risulta disperso. L’incendio provocato dall’impatto è stato dichiarato sotto controllo dal ministero dell’Interno qatarino. Il governo di Doha ha definito l’attacco “una pericolosa escalation e una flagrante violazione della sovranità dello Stato”, ordinando agli addetti militari e di sicurezza iraniani di lasciare il paese entro 24 ore. Ras Laffan copre 295 chilometri quadrati e ospita, oltre agli impianti LNG, un raffineria petrolifera, impianti gas-to-liquids e terminali di stoccaggio.
Impatto sui mercati energetici globali
Ras Laffan gestisce normalmente circa un quinto dell’offerta mondiale di GNL. La produzione era già sospesa dopo l’attacco con droni di inizio marzo, e QatarGas aveva dichiarato force majeure sulle consegne, innescando una corsa agli approvvigionamenti alternativi da parte degli acquirenti asiatici ed europei. Il Brent ha esteso i guadagni dopo la chiusura londinese, toccando 111,90 dollari al barile con un rialzo dell’8%. Ira Joseph del Center on Global Energy Policy della Columbia University ha stimato che difficilmente il Qatar potrà tornare sul mercato prima della metà dell’anno. Shell, che detiene quote in alcune infrastrutture di Ras Laffan, ha comunicato di essere in fase di valutazione dei danni.
Le implicazioni per gli Emirati e gli investitori nella regione
Gli Emirati Arabi Uniti figurano esplicitamente tra i paesi le cui infrastrutture energetiche Teheran ha definito obiettivi potenziali. Dubai e Abu Dhabi non hanno finora subito attacchi diretti, ma il contesto regionale pone interrogativi concreti sulla continuità operativa di impianti e rotte commerciali. Il blocco parziale dello Stretto di Hormuz — conseguenza delle operazioni militari statunitensi e israeliane contro l’Iran — ha già limitato il traffico di petroliere, complicando le esportazioni dall’intera area del Golfo. Per gli imprenditori italiani con attività negli Emirati, la variabile da monitorare è la stabilità delle catene di fornitura energetica e l’eventuale ripercussione sulle tariffe assicurative per operazioni commerciali nella regione.
L’Arabia Saudita ha dichiarato di aver neutralizzato un attacco con droni contro un impianto a gas nella regione orientale, mentre frammenti di un missile balistico sono caduti nei pressi di una raffineria a sud di Riad. Il quadro complessivo indica una pressione crescente sull’intera infrastruttura energetica del Golfo. Gli effetti sui prezzi del gas, già significativi in Europa e Asia, potrebbero prolungarsi oltre l’estate, con conseguenze sui costi industriali e sulle strategie di approvvigionamento di chiunque operi in aree dipendenti dalle forniture della regione.
