Il conflitto tra Iran e Israele, iniziato il 28 febbraio, ha raggiunto le infrastrutture energetiche del Golfo Persico. L’impianto di Ras Laffan in Qatar — il più grande terminale di esportazione di GNL al mondo — ha subito “danni estesi” dopo un attacco iraniano, secondo QatarEnergy. Ore prima, Israele aveva colpito South Pars, il principale campo a gas dell’Iran. Il Brent si avvicina a 110 dollari al barile, in rialzo di oltre il 40% dall’inizio del conflitto. Per chi opera o investe negli Emirati e nella regione del Golfo, la situazione ha smesso di essere uno scenario di rischio teorico.
Attacchi incrociati sulle infrastrutture energetiche
Tehran aveva avvertito nelle ore precedenti che impianti energetici in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sarebbero stati considerati “obiettivi legittimi”, secondo l’agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim. L’attacco a Ras Laffan ha dato seguito immediato a quella minaccia. Il ministero degli Esteri del Qatar ha definito l’azione “una pericolosa escalation e una flagrante violazione della sovranità statale”. In una fase precedente della settimana, l’Iran aveva dato fuoco a un importante giacimento di gas negli UAE.
L’attacco israeliano a South Pars — confermato da un funzionario israeliano che ha chiesto l’anonimato — rappresenta un cambio di tattica: non più solo obiettivi militari, ma la capacità economica dell’Iran. South Pars alimenta la rete elettrica e l’industria iraniana; interruzioni anche temporanee si traducono in carenze energetiche e rallentamento produttivo interno. L’Iraq ha già registrato blackout dopo che Teheran ha sospeso le forniture di gas come effetto collaterale del conflitto.
Lo Stretto di Hormuz rimane il nodo critico. Gli Stati Uniti hanno condotto bombardamenti su postazioni missilistiche iraniane nei pressi del corridoio marittimo, mentre la Russia ha annunciato scorte navali per proteggere le navi mercantili. Trump ha sollecitato pubblicamente gli alleati a “riprendere il controllo” dello stretto. Anwar Gargash, consigliere del presidente degli UAE, ha segnalato una possibile disponibilità emiratina a contribuire alla sicurezza del passaggio.
Impatto sui mercati e sulle operazioni nel Golfo
Il petrolio greggio americano ha toccato 100 dollari al barile in sessione, prima di ripiegare intorno a 96. Il Brent si è avvicinato a 110 dollari. Washington ha autorizzato il rilascio di riserve strategiche e ha temporaneamente sospeso una norma centenaria sul trasporto marittimo per contenere i costi logistici, ma le misure non hanno ancora frenato la corsa dei prezzi alla pompa negli Stati Uniti, saliti ai massimi da oltre due anni.
Per gli operatori con esposizione nella regione MENA, il quadro cambia rapidamente. Gli UAE restano finora meno colpiti rispetto a Qatar e Iran, ma l’incendio del giacimento emiratino di questa settimana e la presenza degli EAU nella lista degli obiettivi potenziali segnalano un rischio non trascurabile. Le catene di approvvigionamento energetico regionali — GNL, greggio, gas — sono sotto pressione diretta. Le assicurazioni sui trasporti marittimi nel Golfo hanno già registrato un aumento sensibile dei premi.
Il conflitto, giunto al diciannovesimo giorno, ha causato oltre 4.000 vittime, la maggior parte in Iran. Israele ha aperto un secondo fronte in Libano contro Hezbollah, con oltre 900 morti secondo Beirut. Il generale in pensione David Petraeus ha avvertito che l’Iran dispone di circa un milione di uomini armati: una variabile che rende difficile qualunque previsione sui tempi di fine delle ostilità.
Prospettive per chi opera negli Emirati
Dubai e Abu Dhabi mantengono per ora continuità operativa, ma la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche del Golfo è ora una realtà documentata, non una proiezione. Chi ha investimenti immobiliari, commerciali o logistici negli UAE deve considerare l’aggiornamento dei propri piani di gestione del rischio geopolitico. I prezzi dell’energia più elevati colpiscono i margini delle attività manifatturiere e della logistica regionale. Sul versante opportunità, la domanda di soluzioni energetiche alternative e di stoccaggio nel Golfo potrebbe crescere nelle prossime settimane, man mano che governi e aziende cercano di ridurre la dipendenza dalle infrastrutture più esposte.
