I mercati del LNG sotto pressione, dopo i gravi danni a Ras Laffan attendono la messa on line dell’impianto USA di Golden Pass

Il terminale Golden Pass, sul confine tra Texas e Louisiana, non ha ancora raggiunto la piena operatività. La struttura, partecipata al 70% da QatarEnergy e al 30% da Exxon Mobil, era attesa dai mercati come una delle principali fonti di approvvigionamento alternativo dopo che gli attacchi iraniani hanno danneggiato l’impianto qatarino di Ras Laffan, uno dei più grandi hub di esportazione di gas naturale liquefatto al mondo. I dati di BloombergNEF indicano che la prima unità di produzione non ha ancora completato il processo di avvio e i flussi in entrata, aumentati a febbraio, non mostrano una crescita costante.

Il contesto: Ras Laffan fuori gioco, prezzi LNG in rialzo

L’impianto di Ras Laffan rappresentava una quota significativa delle forniture globali di GNL verso Europa e Asia. Il suo rallentamento forzato ha fatto salire i prezzi del gas liquefatto su entrambi i mercati di riferimento, con ricadute dirette sui paesi che avevano costruito la propria sicurezza energetica su forniture qatarine. Per gli operatori europei e asiatici, il vuoto lasciato dal Qatar non può essere colmato rapidamente: la capacità alternativa disponibile richiede mesi per essere attivata pienamente. In questo quadro, Golden Pass era indicato come uno degli impianti più vicini alla produzione commerciale, insieme al terminale Plaquemines di Venture Global in Louisiana e all’espansione di Corpus Christi di Cheniere Energy in Texas.

Il CEO di Exxon Darren Woods aveva dichiarato a gennaio che la prima produzione di GNL da Golden Pass era attesa per “i primissimi giorni di marzo”. A oggi, quella scadenza non è stata rispettata. Exxon ha confermato il proprio supporto al progetto senza fornire indicazioni sui tempi, mentre Golden Pass LNG ha declinato ogni commento sulla tempistica.

Effetti sul mercato statunitense e implicazioni per gli investitori del Golfo

Sul mercato domestico americano, l’avvio di Golden Pass potrebbe avere un effetto di irrigidimento dell’offerta proprio durante la stagione di spalla primaverile, periodo in cui la domanda interna è tradizionalmente bassa. Paul Phillips, senior strategist di Uplift Energy Strategy, ha osservato che l’impianto “ha il potenziale per rendere più teso il mercato statunitense nella stagione di transizione, se dovesse finalmente partire”. Finora, l’abbondanza di gas domestico ha isolato i prezzi americani dalla volatilità internazionale innescata dal conflitto con l’Iran.

Per gli investitori e gli operatori attivi nella regione del Golfo, la situazione ha implicazioni dirette. QatarEnergy è uno degli azionisti di riferimento di Golden Pass, e il rallentamento dell’impianto si inserisce in un momento in cui il Qatar si trova già a gestire la riduzione delle proprie capacità di esportazione da Ras Laffan. Sul versante commerciale, gli Emirati Arabi Uniti — che importano GNL in misura limitata ma che operano come hub di riesportazione e trading energetico — monitorano l’evoluzione dei prezzi regionali con attenzione. Dubai e Abu Dhabi ospitano trader energetici e desk di commodity che operano su contratti GNL indicizzati sia ai benchmark europei (TTF) sia asiatici (JKM): l’attuale volatilità dei prezzi ha conseguenze dirette sull’attività di queste strutture.

Tempi incerti per la piena capacità

L’ultimo carico di raffreddamento ricevuto da Golden Pass risale al dicembre 2025, operazione necessaria per portare le linee di produzione alle temperature operative. Nonostante ciò, la rampa di avvio non è ancora entrata in una fase stabile. Non sono stati comunicati nuovi target temporali da parte degli azionisti o della società operativa.

Il mercato GNL globale rimane in una fase di forte incertezza strutturale. La capacità di esportazione statunitense in costruzione o in avvio — tra cui Golden Pass, Plaquemines e Corpus Christi — rappresenta per molti acquirenti istituzionali l’alternativa principale alle forniture del Golfo Persico. Ogni ritardo nella messa in produzione di questi impianti prolunga la pressione sui prezzi e mantiene elevata la volatilità per gli operatori che gestiscono portafogli energetici nella regione MENA.

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