Il petrolio si mantiene intorno ai 100 dollari al barile e lo Stretto di Hormuz è di fatto paralizzato. Questo è il quadro concreto che si trova ad affrontare chi opera nell’area del Golfo, mentre la guerra tra Stati Uniti-Israele e Iran entra in una fase in cui Washington ha smesso di cercare alleati e ha iniziato a rimproverarli pubblicamente. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti “non hanno bisogno dell’aiuto di nessuno”, mentre il conflitto continua a produrre effetti diretti sulle economie della regione, compresi gli Emirati Arabi Uniti.
Hormuz e l’impatto diretto sugli Emirati
L’Iran ha dato fuoco a un giacimento di gas naturale negli Emirati Arabi Uniti nella notte tra domenica e lunedì, prima volta che la Repubblica Islamica colpisce un’infrastruttura energetica upstream del paese vicino dall’inizio del conflitto. UAE, Arabia Saudita, Iraq e Kuwait hanno tutti ridotto la produzione di petrolio a causa del blocco dello stretto. Il Qatar, tra i maggiori esportatori mondiali di GNL, ha interrotto la produzione.
L’Iran ha attaccato circa 20 imbarcazioni nel Golfo Persico e nelle acque di Hormuz dall’inizio della guerra. Mohammad-Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, ha dichiarato pubblicamente che lo stretto “non tornerà al suo stato pre-bellico”. Un numero limitato di navi transita ancora per Hormuz, in gran parte dirette a Cina e India, mantenendosi vicino alle coste iraniane. I prezzi di GNL, fertilizzanti e alluminio sono aumentati in modo significativo.
Gli Emirati hanno intercettato droni e missili nella notte, come riferito dalle autorità locali. Abu Dhabi ha nel frattempo indicato una disponibilità a partecipare a un’eventuale coalizione per la sicurezza dello stretto, a condizione che altri paesi si uniscano. Nessun governo ha però annunciato pubblicamente l’invio di navi da guerra per scortare i mercantili.
Alleati in disparte, tensioni interne a Washington
Germania, Francia, Canada, Grecia e Norvegia hanno esplicitamente rifiutato di partecipare alle operazioni militari. Trump ha attaccato la NATO definendo un “foolish mistake” la scelta di non intervenire, aggiungendo che l’episodio rappresentava “un grande test” per l’alleanza. Ha poi preso di mira anche Giappone, Australia e Corea del Sud su un post sui social media. Il premier giapponese è atteso alla Casa Bianca giovedì, e Tokyo ha dichiarato di stare esaminando le implicazioni legali dell’operazione.
Sul fronte interno, le pressioni si moltiplicano. Joe Kent, alto funzionario per il contrasto al terrorismo, ha rassegnato le dimissioni in segno di protesta contro la guerra. I prezzi della benzina negli Stati Uniti hanno raggiunto i 3,79 dollari al gallone secondo l’American Automobile Association. Il direttore del Consiglio Economico Nazionale, Kevin Hassett, ha ammesso a CNBC che una guerra prolungata potrebbe “danneggiare i consumatori”, pur confermando le aspettative di un’operazione da quattro a sei settimane.
Il summit tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, al quale Washington aveva chiesto sostegno navale senza successo, è stato rinviato di cinque o sei settimane. L’ONU ha ribadito che gli attacchi ai paesi del Golfo violano recenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.
Le perdite e le incognite operative
Israele ha dichiarato di aver ucciso Ali Larijani, capo dell’apparato di sicurezza iraniano, in un’operazione notturna. I media di Stato iraniani hanno confermato la morte senza fornire dettagli. Il bilancio complessivo del conflitto supera i 4.000 morti tra tutte le parti, con 13 militari statunitensi tra le vittime. Trump ha ribadito che le operazioni non si concluderanno “ancora per un po’”, ma ha indicato che lo Stretto di Hormuz dovrebbe tornare alla normalità “non troppo a lungo”.
Per gli operatori economici e gli investitori italiani presenti negli Emirati, il quadro richiede un monitoraggio attento delle catene di approvvigionamento energetico, dei costi logistici e della stabilità delle infrastrutture nella regione. L’incertezza sulle tempistiche di riapertura di Hormuz rimane la variabile più rilevante per i mercati del Golfo nel breve periodo.
