Petrolio del Medio Oriente ai massimi storici, i benchmark Dubai e Oman perdono credibilità

Il benchmark Dubai per il greggio del Medio Oriente ha toccato quota 157,66 dollari al barile martedì scorso per i carichi di maggio, superando il precedente record assoluto del Brent del 2008 a 147,50 dollari. La causa diretta è la guerra in Iran, che ha di fatto paralizzato il transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Le esportazioni di greggio mediorientale verso l’Asia sono crollate da circa 19 milioni di barili al giorno (bpd) di febbraio a 11,7 milioni a marzo, con un calo del 32% rispetto allo stesso mese del 2025. Per i raffinatori asiatici, e per chiunque operi nella catena dell’energia nella regione del Golfo, le conseguenze sono immediate e concrete.

Benchmark sotto accusa

Il problema non è solo il livello dei prezzi, ma la loro affidabilità come riferimento. Il benchmark Dubai quota con un premio di oltre 60 dollari al barile rispetto agli swaps corrispondenti, contro una media di 90 centesimi a febbraio. Analogamente, il greggio Oman futures ha raggiunto 152,58 dollari, con un premio di 55,74 dollari sugli swaps Dubai, rispetto ai 75 centesimi medi del mese precedente. Questi gap rendono il benchmark di fatto inutilizzabile per la normale attività commerciale.

La distorsione nasce da una decisione operativa di S&P Global Platts: dopo lo scoppio del conflitto, l’agenzia ha escluso dal processo di rilevazione dei prezzi (Market on Close) tre qualità di greggio che transitano per Hormuz. Restano nel paniere solo Oman e Murban, che però i trader e i raffinatori considerano insufficienti a rappresentare il complesso del mercato del greggio medio-orientale, usato anche per prezzare alcune partite di greggio russo destinate all’Asia. Il divario con il Murban futures, che martedì ha chiuso a 114,03 dollari, è ulteriore conferma di una frattura tra i prezzi benchmark e la realtà del mercato fisico.

S&P Global ha difeso la metodologia dichiarando che il Platts Dubai “continua a riflettere il valore del greggio acido mediorientale sul mercato spot” e che l’attività nel processo MOC è stata robusta questo mese. I dati di mercato, tuttavia, raccontano una storia diversa: secondo fonti del settore, il principale acquirente nella finestra Platts è stato TotalEnergies, che avrebbe rilevato 42 carichi di greggio Oman e Murban, pari a 21 milioni di barili. TotalEnergies non ha rilasciato commenti. Lunedì Platts ha annunciato di voler raccogliere feedback urgenti sulla consegnabilità del greggio medio-orientale e sulla metodologia del benchmark.

Asia cerca alternative in Africa e nelle Americhe

I raffinatori asiatici stanno già operando a capacità ridotta e cercano forniture alternative. I premi sul greggio brasiliano hanno raggiunto livelli record tra 12 e 15 dollari al barile rispetto al Brent datato. Il greggio dell’Africa Occidentale per i carichi di aprile ha visto i premi salire di circa un dollaro al barile rispetto al mese precedente, con la quasi totalità dei carichi già venduta. La riallocazione dei flussi commerciali è in corso, ma richiede tempo e comporta costi logistici aggiuntivi rispetto alle tradizionali rotte dal Golfo.

Per gli operatori con interessi negli Emirati Arabi Uniti, la situazione presenta aspetti specifici da monitorare. Il greggio Murban, prodotto da ADNOC e quotato sull’exchange Abu Dhabi Securities Exchange, sta mostrando una performance di prezzo relativamente più contenuta rispetto agli altri benchmark della regione, il che potrebbe renderlo un riferimento più stabile nelle prossime settimane. Allo stesso tempo, la riduzione dei flussi commerciali attraverso Hormuz colpisce direttamente le infrastrutture portuali e logistiche degli Emirati.

Prospettive a breve termine

Il commercio di greggio medio-orientale per i carichi di maggio è descritto da fonti del settore come sostanzialmente bloccato, con benchmark considerati inaffidabili da raffinatori e trader. Finché la situazione militare non si stabilizzerà e non si troverà una soluzione metodologica condivisa per i prezzi di riferimento, la volatilità resterà elevata. Gli investitori e gli operatori attivi nell’energia nella regione MENA dovranno considerare questo contesto nella gestione dei contratti indicizzati ai benchmark mediorientali e nella pianificazione degli approvvigionamenti.

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