A diciotto giorni dall’inizio del conflitto, Israele ha annunciato di aver ucciso Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, in un attacco notturno. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato “eliminati” anche Larijani e il comandante delle milizie paramilitari Basij. Teheran non ha ancora confermato né smentito. Nella stessa notte, l’Iran ha colpito un campo di gas naturale negli Emirati Arabi Uniti e un serbatoio di carburante all’aeroporto di Dubai, mentre il presidente americano Donald Trump sollecita una coalizione internazionale per riaprire lo Stretto di Hormuz.
Gli attacchi colpiscono le infrastrutture energetiche degli Emirati
Il campo Shah, vicino al confine con l’Arabia Saudita e gestito in joint venture da ADNOC e dalla texana Occidental Petroleum, è andato a fuoco dopo un attacco con droni iraniani. È la prima volta dall’inizio del conflitto che un’infrastruttura upstream di idrocarburi negli Emirati subisce danni diretti. Il governo di Abu Dhabi ha comunicato la sospensione delle operazioni e l’assenza di vittime. Nella stessa notte, un attacco all’aeroporto internazionale di Dubai — il più trafficato al mondo per voli internazionali — ha provocato un incendio a un serbatoio di carburante, generando una colonna di fumo visibile dalla città e una breve interruzione dei voli. Gli Emirati continuano a ricevere droni e missili anche nelle ore successive.
Lo Stretto di Hormuz resta il nodo centrale del conflitto
La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz — attraverso cui passa normalmente un quinto dell’offerta mondiale di petrolio e GNL — ha costretto UAE, Arabia Saudita, Iraq e Kuwait a ridurre la produzione. Il Qatar, tra i principali esportatori mondiali di GNL, ha sospeso la produzione. Il Brent si attesta intorno ai 104 dollari al barile dopo un rialzo di circa il 40% dall’inizio del conflitto. Trump ha dichiarato di aver distrutto oltre trenta navi iraniane addette alla posa di mine e ha minacciato di estendere i raid sull’isola di Kharg, principale hub petrolifero iraniano, fino a colpire le infrastrutture energetiche. Nessun paese ha finora annunciato pubblicamente l’invio di navi militari per scortare il traffico commerciale attraverso Hormuz. Trump ha posticipato di circa un mese il summit previsto con Xi Jinping per restare a Washington a seguire le operazioni.
Il conflitto si allarga: Libano, Iran e il conteggio delle vittime
Le forze israeliane stanno intensificando anche le operazioni in Libano contro Hezbollah, con piani per occupare circa un decimo del paese secondo quanto dichiarato dal membro del gabinetto di sicurezza Eli Cohen. Sul fronte iraniano, dopo la morte del leader supremo Ali Khamenei nel primo giorno di guerra, il figlio Mojtaba ne ha assunto le funzioni, mentre Teheran prosegue le azioni di rappresaglia nel Golfo Persico. Il bilancio complessivo supera i 4.000 morti: circa 3.100 in Iran, 850 in Libano, decine nei paesi del Golfo e in Israele, 13 militari americani.
Per gli operatori economici italiani attivi negli Emirati, la situazione richiede una valutazione concreta. Le infrastrutture energetiche UAE sono ora esplicitamente nel mirino delle operazioni militari iraniane, e la continuità operativa di hub come Dubai non può essere data per scontata nel breve periodo. I mercati delle commodity — GNL, alluminio, fertilizzanti — risentono della chiusura di Hormuz con aumenti già visibili. Chiunque abbia posizioni commerciali o investimenti nella regione dovrebbe monitorare l’evoluzione della situazione con attenzione, in particolare l’esito delle pressioni diplomatiche di Washington per una riapertura del corridoio marittimo.
