flyDubai sospende i voli per Israele fino al 30 aprile

flyDubai ha esteso la sospensione di tutti i voli verso Israele fino al 30 aprile. La compagnia low-cost degli Emirati si allinea così a una serie di vettori internazionali che hanno progressivamente allungato lo stop ai collegamenti con Tel Aviv. La decisione arriva nonostante il Ministero dei Trasporti degli Emirati avesse concesso a flyDubai un’autorizzazione speciale per operare voli di rimpatrio verso Israele. La compagnia ha scelto di non avvalersene.

Il quadro internazionale: le compagnie si ritirano da Tel Aviv

Il Gruppo Lufthansa — che comprende Swiss, Austrian Airlines, Brussels Airlines, EuroWings e Lufthansa stessa — ha cancellato i voli per Tel Aviv fino al 2 aprile. Wizz Air, la low-cost ungherese, non prevede di riprendere le operazioni prima di aprile, con alcune tratte già cancellate. easyJet ha sospeso tutti i voli per Israele fino all’estate e non è attesa a Tel Aviv prima di ottobre.

Il blocco ha una base regolatoria precisa: la Civil Aviation Authority israeliana ha emesso un NOTAM che limita drasticamente l’attività nello spazio aereo del paese. A questo si aggiungono le avvertenze dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) e della FAA americana, che sconsigliano formalmente di sorvolare la regione. Finché queste restrizioni restano in vigore, la ripresa dei voli commerciali rimane bloccata a prescindere dalle decisioni dei singoli vettori.

flyDubai in una posizione particolarmente esposta

Tra le compagnie coinvolte, flyDubai si trova in una situazione specifica. L’aeroporto di Dubai è stato recentemente oggetto di minacce da parte dell’Iran ed è stato colpito da droni kamikaze, il che rende la questione della sicurezza regionale particolarmente concreta per il vettore emiratino. La compagnia operava regolarmente rotte verso Tel Aviv prima dello scoppio del conflitto e aveva ripreso brevemente i voli dopo il 7 ottobre 2023, prima di sospenderli nuovamente.

La scelta di non utilizzare l’autorizzazione speciale concessa dal governo emiratino segnala una valutazione autonoma del rischio operativo da parte del management di flyDubai, indipendente dalla posizione ufficiale delle autorità di Abu Dhabi. Gli Accordi di Abramo del 2020 avevano sancito la normalizzazione delle relazioni tra UAE e Israele, con flyDubai tra i primi vettori a collegare i due paesi. La sospensione prolungata mette in pausa uno dei segnali più visibili di quella normalizzazione.

Le implicazioni per il traffico aereo nell’area MENA

Per chi opera o investe a Dubai, la vicenda ha risvolti pratici. Il traffico aereo tra il Golfo e il Mediterraneo orientale resta perturbato, con ricadute sui flussi di persone e merci che transitano per gli hub emiratini. Dubai International Airport mantiene la sua posizione di principale hub intercontinentale, ma la chiusura prolungata di rotte verso Israele riduce le connessioni tra la regione del Golfo e un mercato che, prima del conflitto, aveva registrato crescita nei flussi commerciali e turistici con gli Emirati.

Non è ancora chiaro quando le condizioni di sicurezza consentiranno una ripresa ordinata dei voli. Le date indicate dai vettori — aprile per alcuni, ottobre per altri — restano soggette all’evoluzione del conflitto e alle decisioni delle autorità di aviazione civile. Il settore attende aggiornamenti sui NOTAM israeliani prima di formulare previsioni più precise.

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