Uno Scenario Inedito per le Economie del Golfo
Il conflitto tra Iran e le forze occidentali sta mettendo sotto pressione le principali economie del Golfo Persico, con effetti che potrebbero superare persino quelli della pandemia del 2020. Secondo Goldman Sachs, Qatar e Kuwait rischiano una contrazione del PIL fino al 14% in caso di blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, mentre Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti potrebbero registrare cali rispettivamente del 3% e del 5%. Il prezzo del petrolio Brent ha già superato i 103 dollari al barile. La situazione evidenzia come nessuna delle economie regionali sia immune, sebbene con impatti e capacità di risposta molto differenti.
Il Fattore Hormuz: Chi Rischia di Più
Lo Stretto di Hormuz rappresenta il punto di passaggio per circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio, e la sua chiusura anche parziale genera effetti a catena sull’intera economia globale. Qatar, Kuwait e Bahrain appaiono le economie più vulnerabili, fortemente dipendenti da questa rotta per le proprie esportazioni energetiche. Il Qatar ha già subito un crollo nelle esportazioni di GNL, mentre il Bahrain ha avviato tagli alla produzione del suo impianto di alluminio, tra i maggiori al mondo.
Arabia Saudita e UAE si trovano in una posizione più vantaggiosa grazie alla disponibilità di rotte alternative per l’esportazione del greggio. Entrambi i Paesi possono beneficiare dell’impennata dei prezzi petroliferi, che parzialmente compensa le perdite operative. Secondo gli economisti di EFG Hermes e Khalij Economics, gli UAE dovrebbero comunque chiudere il 2025 con un surplus di bilancio, confermando la solidità strutturale del loro sistema economico anche in scenari avversi.
Il Settore Non-Oil: La Variabile Più Incerta
Al di là dell’energia, il conflitto sta colpendo trasversalmente il settore non-petrolifero dell’intera regione del Golfo. Real estate, turismo, flussi di investimento e fiducia degli operatori internazionali sono tutti sotto pressione. Per le economie che negli ultimi anni hanno investito massicciamente nella diversificazione economica, questo rappresenta la sfida più complessa da gestire nel breve periodo.
L’Arabia Saudita sembra reggere meglio sul fronte operativo: lo spazio aereo rimane aperto e le attività commerciali proseguono con interruzioni limitate. Il rischio principale nel breve termine è un deficit fiscale più profondo nel primo trimestre, a causa della riduzione delle entrate. Tuttavia, se i prezzi del petrolio resteranno elevati, la maggior parte degli economisti intervistati da Bloomberg prevede che Riyadh possa addirittura registrare risultati migliori del previsto per il 2026.
Sul fronte dei mercati finanziari, gli investitori obbligazionari non mostrano ancora segnali di allarme sulle finanze regionali. Secondo Fady Gendy di Arqaam Capital, il rischio diventerebbe concreto solo in caso di conflitto prolungato, scenario che i mercati attualmente non stanno prezzando.
Resilienza Strutturale in un Contesto Fragile
Le economie del Golfo hanno dimostrato in passato una notevole capacità di recupero dopo crisi di portata globale. Tuttavia, come sottolinea l’economista Goldman Sachs Farouk Soussa, le cicatrici che questo conflitto potrebbe lasciare sulla fiducia di investitori e operatori internazionali restano ancora da valutare. La variabile chiave rimane la durata del conflitto: uno scenario di rapida risoluzione consentirebbe una ripresa altrettanto rapida. Un’escalation prolungata, invece, metterebbe alla prova la tenuta anche delle economie strutturalmente più robuste della regione, comprese quelle che oggi appaiono meglio posizionate per attraversare questa fase di instabilità geopolitica.
