Guerra in Iran: shock petrolifero e tagli alla produzione nel Golfo Persico

Il conflitto tra Iran e Stati Uniti è entrato nella sua nona giornata consecutiva, con ripercussioni sempre più gravi sui mercati energetici globali. Gli Stati del Golfo Persico continuano a intercettare missili e droni iraniani, mentre UAE e Kuwait hanno iniziato a ridurre la produzione petrolifera. La chiusura quasi totale dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto delle esportazioni energetiche mondiali, sta causando un’impennata dei prezzi del greggio, con il WTI che ha superato i 90 dollari al barile. Il presidente Trump ha dichiarato che gli USA valuteranno l’ampliamento degli obiettivi militari in Iran, mentre Teheran afferma di poter sostenere operazioni ad alta intensità per almeno sei mesi.

L’escalation nel Golfo e i rischi per la produzione petrolifera

Gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait, l’Arabia Saudita e il Bahrain hanno confermato di aver intercettato attacchi iraniani durante la notte di domenica. Gli UAE, terzo produttore OPEC con oltre 3,5 milioni di barili al giorno a gennaio, hanno avviato tagli alla produzione nei giacimenti offshore. Il Kuwait, quinto produttore dell’organizzazione, ha ridotto sia la produzione petrolifera che quella delle raffinerie, citando l’aggressione iraniana in corso. Lo Stretto di Hormuz, arteria vitale per i mercati energetici globali, è praticamente chiuso, creando una strozzatura senza precedenti nelle forniture. In Bahrain, tre persone sono rimaste ferite da detriti di missili intercettati, mentre un impianto di desalinizzazione ha subito danni materiali da un attacco di drone, sebbene le forniture idriche rimangano garantite.

Le dinamiche politiche e militari del conflitto

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva inizialmente dichiarato di aver ordinato alle forze armate di non colpire nazioni che non attaccano l’Iran, scusandosi con i Paesi vicini. Tuttavia, Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, ha ribadito il diritto di Teheran a rispondere contro basi che ospitano forze USA. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane affermano di poter sostenere almeno sei mesi di guerra ad alta intensità e annunciano l’imminente utilizzo di missili a lungo raggio più avanzati. Trump ha dichiarato che servirebbe una ragione molto valida per impiegare truppe di terra, aggiungendo che le forze iraniane dovrebbero essere così decimate da non poter resistere. Gli Stati del Golfo si trovano in una posizione delicata, dovendo bilanciare le relazioni con Washington e la vicinanza geografica con Teheran.

L’impatto sui mercati energetici e sulle catene di approvvigionamento

I futures sul greggio USA hanno chiuso la settimana oltre i 90 dollari al barile, con un incremento superiore ai 20 dollari rispetto al venerdì precedente, registrando il maggiore guadagno percentuale settimanale dai dati degli anni ’80. I prezzi della benzina negli Stati Uniti hanno raggiunto i livelli più alti da settembre 2024. Le compagnie aeree rimangono paralizzate, con oltre 27.000 voli cancellati verso gli hub del Medio Oriente dall’inizio del conflitto, sebbene Emirates abbia annunciato l’obiettivo di ripristinare le operazioni complete nei prossimi giorni. L’Australia sta valutando richieste di supporto militare difensivo da parte delle nazioni del Golfo per proteggere dalle minacce aeree iraniane. La NATO ha rafforzato la propria postura di difesa missilistica dopo l’abbattimento di un missile iraniano diretto verso lo spazio aereo turco mercoledì scorso. Il conflitto ha causato 1.332 morti in Iran secondo i dati ufficiali di Teheran, oltre a decine di vittime altrove nella regione e sei membri delle forze armate USA. L’Assemblea degli Esperti iraniana è pronta a eleggere un nuovo leader supremo dopo l’uccisione dell’Ayatollah Ali Khamenei il primo giorno del conflitto. Il figlio Mojtaba Khamenei è tra i candidati alla successione. Gli attacchi israeliani hanno colpito depositi petroliferi nelle aree di Kuhak e Shahran a Teheran e nella vicina città di Karaj. Il presidente degli UAE Sheikh Mohamed Bin Zayed Al Nahyan, in una rara apparizione pubblica, ha avvertito l’Iran di cessare gli attacchi, dichiarando che gli Emirati non sono una preda facile. La situazione rimane estremamente fluida, con conseguenze che si estendono ben oltre la regione mediorientale. Le catene di approvvigionamento globali continuano a subire interruzioni significative, mentre i timori di una nuova crisi inflazionistica crescono in Europa e Asia. L’incertezza sui mercati energetici potrebbe protrarsi per settimane, con impatti diretti su economie che dipendono fortemente dalle importazioni dal Golfo. La capacità degli Stati della regione di mantenere stabilità operativa in condizioni così difficili sarà determinante per l’economia globale nei prossimi mesi.

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